"Compagni diamoci una regolata" (Renzi in direzione Pd)

Remigio Civitarese
Febbraio 13, 2017

"Il voto e il Congresso sono due cose totalmente divise".

Nel suo intervento davanti ai membri del partito riuniti per l'attesissima direzione PD, Renzi ha anche ammonito coloro che hanno sostenuto il NO al referendum che la percentuale ottenuta il 4 dicembre è frutto di un fronte variegato e non appartiene tutta a chi, tra i dem, si è dissociato dalla linea del premier-segretario. E' uno dei passaggi della lettera che Matteo Renzi invierà oggi dopo la direzione Pd a tutti gli iscritti al partito. L'obiettivo è chiaro: rilanciare il PD, individuato come l'unico, vero partito del cambiamento e arginare l'ondata populista che sta inondando l'Italia e l'Europa.

"Il Pd è il più grande partito della sinistra europea". Presenti all'evento, anche l'attuale Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e i ministri Graziano Delrio, Andrea Orlando e Dario Franceschini. Ma è proprio sulla questione del congresso lampo che la minoranza del partito non ci sta con Emiliano in testa che parla di confronto serio e approfondito per guardare al futuro stabile del Pd. L'ex premier, spiegandosi con il ministro, avrebbe ribadito che la manovra correttiva a suo modo di vedere non è necessaria e che la rotta deve essere la stessa ingranata sotto il suo governo: le tasse non si alzano neanche per sogno, a costo di dover trattare con l'Ue fino allo sfinimento. Sono tornati i caminetti e le discussioni autoreferenziali. La domanda principale è diventata: quanto dura la legislatura? C'è un area di renziani "nativi" e di renziani acquisiti, composta quest'ultima da ex comunisti senza pace e spesso senza vergogna, che incita il capo quotidianamente alla resa dei conti nella convinzione che, dai e dai, alla fine la leadership avrà i margini per stravincere e non fare prigionieri. A chi lo accusa di non aver discusso a sufficienza sull'insuccesso referendario l'ex Premier risponde: "L'analisi del voto l'abbiamo fatta: io ho pagato il pegno, mi sono dimesso". Le elezioni non sono una rivincita. Discute della scissione e su quali basi?

"Il congresso non si fa per decidere la data del voto Prima o poi si faranno comunque le elezioni". È un ricatto morale.

"Non voglio scissioni. Ma se deve essere sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario", ha detto ancora Renzi. Il che consentì un congresso vero.

"Agli amici e ai compagni della minoranza: voi non sarete mai i nostri avversari". Se un passo indietro potrà aiutare la nascita di un esecutivo fra Pd e FI, il politico nato a Pontassieve sarebbe disponibile a compierlo, come disse anche al Corriere. Di più: "L'esercizio di democrazia interna non è solo chiedere il congresso, è rispettare l'esito del voto". E poi aggiunge: "Da due mesi la politica italiana è bloccata". Accetto l'invito a celebrare il congresso prima delle elezioni. Dalle opposizioni hanno detto: il segretario dovrà confermare stima e lealtà verso Gentiloni. "Un abbraccio e in bocca al lupo a chi si è candidato alla guida del partito".

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