PD: Renzi si dimette, Rossi lascia

Aristofane Mori
Febbraio 21, 2017

La parola scissione è stata pronunciata in un comunicato serale a firma congiunga dei tre candidati.

"No. C'è solo amarezza". "Abbiamo atteso invano delle risposte, è ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione".

Inizia annunciando una parola chiave: rispetto. "È una delle parole più belle, richiama al guardarsi intorno, dentro, negli occhi". Una comunità politica deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto nei confronti della comunità. A loro nome hanno fatto parlare Guglielmo Epifani, ex segretario della CGIL ed ex segretario reggente del PD, che ha fatto un discorso nobile e ispirato, ma necessariamente vago: ha spiegato le ragioni della minoranza, ma senza mettere Renzi di fronte a una scelta netta. "Ci ho pensato che forse per sistemare questa assurda situazione poteva valere la pena fare un passo indietro. Avete il diritto di sconfiggerci, non avete il diritto di eliminarci".

Nella sede del PD davanti al ritratto di Berlinguer hanno messo le palme. Ora dico, senza distinzioni: fermiamoci. Primo, la minoranza non ci sta più ad avere Matteo Renzi come leader. Ai tempi di Bertinotti Rifondazione aveva più ministri di quanti ne possano avere e ne hanno i sissionisti del 2017. "Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino". Dopo la sconfitta al referendum, sono arrivate le dimissioni da premier (dovute come gesto simbolico con scarse ripercussioni politiche, dal momento che la composizione dell'esecutivo è cambiata pochissimo con l'arrivo di Paolo Gentiloni). "Ora - ha detto Orlando ad Agorà - si aprirà il giochino per scaricare le responsabilità ma le abbiamo tutti".

Regalo a M5S - "Verrebbe da dire: 'Beppe che bel regalo ti stiamo facendo...'", dice Renzi, dai 5 stelle arriva una "pessima immagine del governo della cosa pubblica, ma non lo stiamo vedendo perche' parliamo solo di noi". E la prima volta che si chiede a uno di non candidarsi perché se no vinve!

(Teleborsa) - Oggi al Parco dei Principi di Roma va in scena la resa dei conti. "Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani". La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Ma "peggio della scissione c'è soltanto il ricatto". Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno. Ma il congresso si chiuderà probabilmente prima: tra il 9 aprile e il 14 maggio. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme.

Una possibilità era quella di affrontare direttamente Renzi in assemblea. (.) Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Il fiorentino è una persona capace; è riuscito ad affascinare milioni di persone grazie al suo modo sfrontato e coraggioso, lui è quello che ci mette la faccia ma è caduto in due vecchie trappole, figlie di chi ha rottamato. "Anche se non canto Bandiera rossa e non parlo rivoluzione socialista il Pd ha un futuro che non e' quello che altri immaginano". Sarebbe un errore allucinante per tutti.

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