Permesso premio per Alberto Savi, killer della banda della Uno Bianca

Modesto Morganelli
Febbraio 24, 2017

Erano semplicemente "quelli della Uno Bianca", e per anni sono stati protagonisti delle peggiori pagine della cronaca nera italiana: una delle più feroci bande di criminali della recente storia italiana, responsabili di omicidi e rapine.

Non una banda qualsiasi: sei i componenti, di cui ben cinque poliziotti.

Primo permesso premio, dopo 23 anni interrotti di carcere, per Alberto Savi, uno dei fratelli della banda della Uno Bianca, il sodalizio criminale che tra il 1987 e il 1994 fece 24 morti e oltre 100 feriti a Bologna, in Romagna e nel Pesarese.

Savi, 52 anni, è attualmente detenuto presso il carcere di Padova. Contro il permesso premio, come riportano i giornali locali, si era schierata la Procura della Repubblica, presentando un ricorso al via libera dato a dicembre dal giudice di sorveglianza.

All'epoca dei fatti era poliziotto della questura di Rimini. Ed ecco il ferimento e l'uccisione, del tutto casuale quanto alla scelta, di cittadini stranieri; l'assalto ai campi nomadi; la strage del Pilastro con il massacro di tre carabinieri.

Savi è risultato un detenuto modello, impegnato anche in due diverse attività lavorative in carcere.

Il minore dei fratelli Savi non si arrende, forte di una serie di relazioni da parte degli operatori del carcere Due Palazzi (psichiatri, educatori, assistenti) che attestano un percorso di "resipiscenza", cioè un pentimento iniziato da tempo - si legge nella documentazione - accompagnato pure da un coinvolgimento lavorativo prima nel call center dell'istituto di pena per conto del Cup (Centro unico di prenotazione) dell'Azienda ospedaliera e dell'Usl 16 della città del Santo, oggi in un'altra realtà. Questo il duro sfogo di Anna Maria Stefanini, madre di uno dei carabinieri uccisi dai killer della Uno bianca insieme ai colleghi Mauro Mitilini e Andrea Moneta il 4 gennaio 1991. Ma la memoria sbiadisce: dal 2012 Occhipinti ha ottenuto la semilibertà.

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