Marianna Madia colpevole di plagio nella tesi di dottorato?

Aristofane Mori
Marzo 29, 2017

"Nelle 94 pagine del suo elaborato dal titolo Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Outcome, riguardante Scienze dell'Economia del Lavoro - scrive il quotidiano di Travaglio - ci sono passaggi pressoché identici a quelli presenti in altre pubblicazioni", e la fonte dei passaggi riportati "non risulta citata". La ministra ha negato le accuse e Pietro Pietrini, direttore dell'IMT, le ha definite infondate. In sostanza, le 4mila parole che i software Plag Scan e iThenticate hanno segnalato erano impossibili da distinguere dalla parte originale pensata e scritta dalla futura ministra. Che ha risposto soltanto con un "no comment" al tentativo del Fatto Quotidiano di sottoporgli i passaggi della tesi che si contestano. La fonte di quei passaggi non risulta citata laddove il ministro li riporta nella sua tesi. I passaggi che la Madia avrebbe ripreso senza citare la fonte sono identici ad altri di riviste scientifiche peer reviewed (certificate dal controllo della comunità scientifica) o di articoli che erano ancora in progress, di rapporti di Commissione Ue o Fmi o di centri di ricerca (come l'Istituto Iza per l'Economia del Lavoro di Bonn o il National Bureau of Economic Research di Cambridge, Massachusetts). A questo risultato, precisa il Corriere della Sera, il Fatto è arrivato utilizzando due software antiplagio. "E in sette pagine su 95 si va dal 56 per cento all'89 per cento di testo identico a quello di altri autori, senza virgolette né attribuzione della fonte". Altre pagine, aggiunge l'inchiesta del Fatto, sarebbero una sorta di collage di più articoli frutto del lavoro di diversi autori. Oppure, in una serie di frasi riprese verbatim (senza fonti né virgolette) vengono cambiate solo alcune parole: "question" nella fonte originale diventa "issue" nella tesi, "step" diventa "stage", "those" diventa "these". Tali passaggi sono stati esclusi dal conteggio anche quando ripresi parola per parola, ma senza virgolette (le regole accademiche impongono di virgolettare se le frasi sono riprese letteralmente). E questa mancanza di correttezza, è la conclusione, si definisce plagio: è giudicata molto severamente nel mondo accademico e in Italia è punita dalla legge 475 del 1925.

L'articolo si conclude con la presentazione di alcuni casi simili scoperti di recente in altri paesi: nel 2011 Karl-Theodor zu Guttenberg, ex ministro della Difesa tedesco, si dimise e rinunciò al dottorato dopo un'inchiesta sulla sua tesi fatta da Süddeutsche Zeitung (l'ex ministro, però, non citò affatto le fonti e non solo nel testo, ma nemmeno nella bibliografia o nelle note). L'altra è il "pawn sacrifice", che negli scacchi consiste nel sacrificare un pedone per averne un vantaggio tattico superiore al valore della pedina, ma che in questo caso significa indicare una fonte nei primi passaggi e poi appropriarsi delle restanti frasi della medesima fonte. "Di certo ogni fonte utilizzata è stata correttamente citata in bibliografia".

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