Irruzione nell'abitazione del trans Natalie. Il carabiniere: "Non ricattai Marrazzo"

Aristofane Mori
Aprile 20, 2017

Nessuna estorsione, né ricatti orichieste di danaro.

Nessuna estrosione e nessun ricatto.

"Non ci siamo comportati in modo professionale - ha spiegato Simeone - quando trovammo Marrazzo in pieno stato confusionale". "Come Arma non abbiamo fatto una bella figura - ha dichiarato il militare - ma se si potesse vedere quel filmato senza tagli, oggi parleremmo di altro, non certo delle pesantissime accuse che la procura mi contesta". Si e' difeso cosi' Luciano Simeone, uno dei protagonisti dell'incursione nell'abitazione del viado Jose Alexandre Vidal Silva, piu' conosciuto come Natali, la mattina del 3 luglio del 2009, e del tentativo di ricattare l'allora Governatore del Lazio. Non ci sono state minacce nel chiedere di non procedere. Che Marrazzo fosse un abituale frequentatore dei trans della zona e consumatore di stupefacente era cosa piuttosto risaputa ma trovarselo di fronte li' in quella casa, in mutande e camicia, ci lascio' parecchio stupiti.

Durante il dibattimento, Simeone ha aggiunto altri dettagli: "Abbiamo filmato perché la situazione era più grande di noi e il video avrebbe potuto tutelarci se avessimo proceduto portando il presidente Marrazzo in caserma". Visto che per noi non c'erano reati da contestare, buttammo nel water la droga, che era per uso personale, e andammo via, senza aver chiesto neppure un soldo ne' a Marrazzo ne' a Natali. "Non facemmo neppure una relazione di servizio, perché per noi non era successo nulla e anche perché avremmo dovuto dar conto delle nostre omissioni". "Io e il collega Carlo Tagliente siamo entrati nell'appartamento senza sapere che ci fosse anche il presidente".

Dopo quattro tentativi di vendita falliti, il video non è stato commercializzato. E ancora: "Ci disse che non stava commettendo alcun reato e che conosceva tutti i nostri vertici". "Rifiutammo un'offerta di 40mila euro da un'agenzia fotografica di Milano per il video - ha proseguito il carabiniere - un po' perché la ritenemmo bassa, un po' perchè ci accorgemmo di essere seguiti e controllati dal Ros". "Noi - conclude Simeone - ci siamo posti il problema che forse era il caso di documentare" ciò che stava accadendo, da lì l'idea di girare il video al centro del processo. "Lui mi assicuro' che a Milano non aveva lasciato alcuna copia ma successivamente, quando ci furono gli arresti, seppi che le cose erano andate diversamente". Prossima udienza il 20 giugno con l'esame degli altri imputati.

Per la vicenda che prese spunto dal presunto ricatto ai danni di Marrazzo, sono sotto processo, oltre a Simeone e Tagliente anche i carabinieri Nicola Testini e Antonio Tamburrino. Tamburrino, invece, risponde della sola ricettazione del video. Gli inquirenti contestano una ventina di capi di imputazione che vanno, seconda delle posizioni, dall'associazione per delinquere alla rapina, dalla violazione della privacy a quella del domicilio. Tra gli imputati figura anche Natali in relazione a due episodi di spaccio di droga legati agli incontri con Marrazzo.

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