Eurobond, Merkel ci ripensa? Il piano segreto per rilanciare l'Europa

Remigio Civitarese
Giugno 1, 2017

Molto dipenderà da quanto Trump vorrà perseguire anche in chiave climatica la sua idea di politica nazionalista e autoreferenziale, senza curarsi della scontata disapprovazione degli altri paesi se gli Stati Uniti abbandoneranno il campo.

Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, dal canto suo, aveva detto di "non poter più fare "affidamento sugli Stati Uniti". Chiaramente non c'è molto che possiamo fare assieme", afferma Heisbourg, che liquida anche la spinta di Trump a riorientare l'alleanza in funzione anti-terrorismo: "La Nato è equipaggiata a far fronte al terrorismo quanto il Vaticano". Nel Vecchio Continente dobbiamo renderci conto che "i tempi in cui potevamo contare pienamente su altri sono in una certa misura finiti", ha spiegato: "Dobbiamo essere noi stessi a combattere per il nostro futuro".

Ciò significa che i destini del pianeta, in questa fase, si decidono in Cina, in India, negli altri paesi emergenti, fra i petrodollari sporchi di sangue degli emiri e, per nostra fortuna, in Vaticano. Altrettanto sta però capitando all'Europa, che è restata ancorata ai paradigmi economici, sociali e politici degli ultimi anni, che però hanno messo in mostra tutte le loro pecche. Merkel è stata mossa, nel suo discorso alla birreria di Monaco (paralleli storici non sono ammessi), anche, forse soprattutto, da considerazioni di campagna elettorale tedesca. Iniziando da questi ultimi, nel breve documento finale del vertice (trentanove paragrafi ripartiti in sei pagine), si legge che gli stati devono veder garantita la loro sovranità attraverso il controllo dei confini e del numero di ingressi, al fine di tutelare il proprio territorio e il benessere della loro popolazione. Trump ha fatto capire che le sue priorità sono di gestire la politica estera degli Stati Uniti nel suo interesse.

C'è chi l'ammira, c'è chi non la tollera minimamente. "Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino", continuando naturalmente "a mantenere relazioni di amicizia con Usa e Gran Bretagna e con vicini come la Russia".

In Europa si era poi sperato che il sistema dei "checks and balances" previsto dalla Costituzione americana, la pratica di governo, un'auspicata presa di coscienza delle complessità del quadro internazionale, e il ruolo di alcuni collaboratori più esperti di affari internazionali, avrebbero contribuito a ridimensionare un programma di governo probabilmente coerente con le aspettative degli elettori di Trump, ma francamente destabilizzante rispetto a un partenariato transatlantico che si era finora basato su valori e obiettivi condivisi. Gli esiti del G7 confermano che la transizione energetica non è arrestabile, ma i leader devono adesso mantenere la determinazione e assicurarsi che il prossimo G20 segni maggiore ambizione dal punto di vista delle politiche climatiche. Un pò come un'Europa ormai più divisa che unita che fatica a sedersi allo stesso tavolo perché su quel tavolo sono finite le portate. Le consultazioni intergovernative tedesco-indiane di oggi hanno portato alla firma di un accordo che prevede un versamento di un miliardo all'anno dalla Germania, per promuovere in India smart cities, energie rinnovabili e solare.

Per contro, sono rimasti praticamente insoluti numerosi punti che, pur essendo all'ordine del giorno, non hanno visto i rappresentanti delle sette economia più industrializzate convergere su accordi di massima.

"A questo l'Europa non è ancora pronta, siamo molto lontani da questa consapevolezza".

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