In cella ci ha raccontato di aver stuprato e ucciso la bimba

Modesto Morganelli
Giugno 9, 2017

"In cella Caputo ha raccontato di aver stuprato le figlie della compagna e di aver abusato e ucciso Fortuna Loffredo". A raccontare il clamoroso retroscena è Mario Della Valle, per 5 mesi compagno di cella di Raimondo Caputo nel carcere di Poggioreale, nella sezione riservata ai responsabili di crimini sessuali. "Sull'omicidio non gli abbiamo creduto finché non è arrivata l'ordinanza, a quel punto l'ho picchiato" - ha riferito agli inquirenti Della Valle. Le dichiarazioni dell'uomo si inseriscono nell'ambito della nuova udienza del processo che vede imputati Raimondo Caputo e Marianna Fabozzi e che si è svolta oggi davanti alla Corte d'Assise di Napoli.

La scorsa settimana Caputo si era dichiarato innocente di fronte alla corte, parlando di una cospirazione ordita nei suoi confronti dai residenti del palazzo in cui abitava con la Fabozzi (anch'essa sotto processo per averlo aiutato a nascondere le informazioni sull'omicidio) ed accusando la convivente di avere un ruolo determinante nella morte della bambina. "Lei copriva lui sugli abusi alle figlie, perché lui a sua volta taceva sulla morte del piccolo Antonio Giglio (figlio della Fabozzi), da lei buttato dalla finestra, cosa che lui sapeva". La morte del piccolo Antonio è avvenuta circa un anno prima a quella di Fortuna, in condizioni pressoché identiche. Un dettaglio avrebbe convinto gli altri detenuti della colpevolezza di Caputo rispetto all'omicidio di Fortuna Loffredo. L'avvocato di Caputo, Paolino Bonavita, ha chiesto l'acquisizione da parte della Procura di due "memoriali" redatti dal teste "affinché si indaghi per falsa testimonianza".

"Ad uccidere la piccola Fortuna Loffredo fu Antonio Caputo detto Titò che la fece prima precipitare dalle scale e poi la lanciò da un finestrone al terzo piano". Questo convinse ulteriormente l'ex compagno di cella che diede atto alla sua "vendetta".

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