Bimbo nato con fecondazione eterologa Ok dalla Cassazione aa due mamme italiane

Aristofane Mori
Giugno 16, 2017

Per la Cassazione il figlio di una coppia di donne gay, nato all'estero con la fecondazione eterologa, può avere il cognome di entrambe le madri.

Via libera dalla Cassazione all'iscrizione all'anagrafe di Venezia di un bambino come figlio di due donne, cittadine italiane coniugate all'estero, una delle quali aveva partorito a Londra il piccolo nato con fecondazione eterologa.

Nel caso in esame, "la nascita del bambino - si legge nella sentenza - costituì un progetto condiviso della coppia, espressione di affetto e solidarietà reciproca": come già chiarito in una delle precedenti pronunce, la Corte ricorda che "la donazione di ovulo fecondato alla partner che partorisce non si configura come maternità surrogata, ma piuttosto come una situazione analoga alla fecondazione eterologa".

L'ufficio dello stato civile britannico aveva registrato il bambino come figlio di entrambe le "mamme". Il rifiuto era stato poi confermato nel 2015 dal Tribunale e poi dalla Corte di Appello di Venezia. Per gli ermellini invece, al richiesta della coppia, "non è contraria all'ordine pubblico internazionale".

A questa posizione, la Cassazione è arrivata seguendo la giurisprudenza della Corte dei diritti umani che mette in primo piano "la preminenza dell'interesse del minore nonchè il suo diritto al riconoscimento ed alla continuità delle relazioni affettive anche in assenza di vincoli biologici ed adottivi con gli adulti di riferimento, all'interno del nucleo familiare".

Per il senatore dem Sergio Lo Giudice "di nuovo la Cassazione indica la strada del riconoscimento di due genitori dello stesso sesso, nell'interesse del bambino".

"Una sentenza, quella della Corte di Cassazione resa nota oggi, che per ironia della sorte casca a 12 anni esatti dal referendum sulla legge 40", dichiarano Filomena Gallo e Leonardo Monaco, segretari rispettivamente dell'Associazione Luca Coscioni e dell'Associazione Radicale Certi Diritti per la difesa dei diritti della comunità Lgbt. Lo fa nell'assordante silenzio del Parlamento italiano che continua a ignorare la crescente presenza delle famiglie omogenitoriali e dei loro figli.

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