Addio a Stefano Rodotà, grande anima laica, camera ardente a Montecitorio

Aristofane Mori
Giugno 24, 2017

Nel 1989 è stato nominato ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal Pci di Achille Occhetto e successivamente, dopo il XX Congresso del partito comunista e la svolta della Bolognina, ha aderito al Partito Democratico della Sinistra, del quale sarà il primo presidente del Consiglio nazionale, carica che ricoprirà fino al 1992. Nel 2013 Rodotà è stato anche candidato, non eletto, per l'elezione del Presidente della Repubblica: è stato votato dal Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia Libertà, alcuni parlamentari del Pd.

Nella sua carriera ha annoverato molte esperienze di insegnamento universitario in Europa come negli Stati Uniti, nell'America del Sud, in Canada, in India ed in Australia. Sono quindi giunti il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni; quello della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; l'ex premier e ora giudice della Corte costituzionale Giuliano Amato. Rappresentanti delle Istituzioni, politici e gente comune sfilano per ricordare il professore, il parlamentare, il giurista.

Si è spento oggi a Roma all'età di 84 anni Stefano Rodotà, accademico, giurista e politico che fu, dal 1997 al 2005 il primo Presidente del Garante per la protezione dei dati personali. "Credo che meriti il ricordo di tutto il Paese".

"Rodotà aveva la straordinaria capacità di affrontare con linguaggio semplice temi complessi e la forza per lottare per i diritti di tutti", ricorda il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Aperta la camera ardente, allestita a Montecitorio per il giurista Stefano Rodotà, scomparso ieri.

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