Ecco il piano Ue per sostenere l'Italia

Remigio Civitarese
Luglio 5, 2017

La Commissione europea, riunita oggi a Strasburgo, ha presentato un piano d'azione con "misure immediate" per "sostenere l'Italia, ridurre la pressione e aumentare la solidarietà" dei Paesi membri di fronte al peggioramento della crisi migratoria lungo la rotta del Mediterraneo centrale, secondo una nota dell'Esecutivo comunitario.

Le proposte della Commissione - che "non riguarderanno nuove decisioni legislative" - saranno poi discusse dai ministri dell'Interno dei Ventotto durante il Consiglio informale di Tallinn, Estonia, il 6 luglio, ha precisato la portavoce, aggiungendo di "non poter anticipare" il risultato della discussione fra i commissari e di quella ministeriale.

Segue una lunga serie di impegni che l'Unione intende assumere con gli Stati sub-sahariani per ridurre i flussi verso la costa mediterranea, misure di cui si parla da mesi: collaborare con la Libia per rafforzare i controlli sulla frontiera meridionale, in cooperazione con i paesi del G5 Sahel e gli Stati membri e con il sostegno finanziario dell'Ue; intensificare gli interventi per stipulare accordi di riammissione (o accordi informali equivalenti) con i Paesi di origine e di transito, con il sostegno degli Stati membri; intensificare la cooperazione con Niger e Mali nell'ambito del quadro di partenariato per prevenire gli spostamenti verso la Libia; continuare a lavorare con l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) per accelerare i rimpatri volontari assistiti dalla Libia e dal Niger verso i paesi di origine, anche mediante un aumento dei finanziamenti.

Bruxelles offre il suo sostegno alla creazione in Libia di un centro di coordinamento e soccorso marittimo (Sar) pienamente operativo già dal 2018.

Quanto a ciò che dovrebbero fare gli Stati membri, la Commissione, sottolinea che occorrerà "accelerare il ricollocamento dall'Italia" dei richiedenti asilo (le cosiddette "relocation") e poi "contribuire in modo più sostanziale al Fondo fiduciario Ue-Africa per integrare il contributo di 2,6 miliardi di euro del bilancio limitato dell'Ue, in linea con gli impegni da loro assunti nel novembre 2015". All'Italia chiede di preparare, in consultazione con la Ue, un codice di condotta per le Ong e preme sulle procedure per gli hotspot e sui rimpatri. All'Italia, però, l'Ue chiede di rispettare gli impegni presi in materia di ricollocamento, "registrando urgentemente tutti gli eritrei presenti nel Paese, centralizzando e standardizzando la procedura, consentendo il trasferimento dei minori non accompagnati".

Un codice di condotta per le organizzazioni non governative; un piano di lavoro sui Paesi della sponda sud del Mediterraneo con Libia e Tunisia in testa affinché dichiarino e presidino le loro aree di 'search and rescue'; ed una sorta di 'regionalizzazione' dell'operazione Triton per la condivisione dell'onere tra i Paesi Ue che si affacciano sul Mare Nostrum; 81 milioni di euro di stanziamenti e la promessa di altri 200 milioni. Una critica, seppure garbata, agli italiani per non stare facendo la propria parte nel modo più efficace per far funzionare il sistema delle "relocation".

L'Italia, infine, dovrebbe anche "accelerare i rimpatri".

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