Turchia, Erdogan: "Taglieremo la testa ai traditori"

Brunilde Fioravanti
Luglio 17, 2017

Il 15 luglio è stato dichiarato giorno di festa nazionale con il nome di "Giornata della democrazia e dell'unità nazionale". I rapporti con Bruxelles si sono definitivamente logorati con le maxi-purghe che hanno portato a più di 50 mila arresti e 150 mila epurazioni, le ultime neppure 24 ore fa. Dopo il fallito colpo di stato, il governo di Ankara ha subito puntato il dito su Gulen, che però ha negato qualsiasi sua implicazione in un'intervista al 'New York Times' e al 'Financial Times', lanciando addirittura l'ipotesi di un golpe fatto in casa da Erdogan: "Ignoro chi potrebbero essere i miei partigiani e dato che non li conosco non posso esprimermi su una loro possibile implicazione". Ieri, mentre Erdogan arringava la folla sul ponte del Bosforo ora dedicato ai Martiri a Istanbul, o davanti al Parlamento di Ankara che fu bombardato, le lancette parevano tornate indietro di un anno, quando le piazze evocavano la pena di morte e il leader prometteva di accontentarle.

Erdoğan ha partecipato alle celebrazioni sia a Istanbul che ad Ankara, parlando di fronte a decine di migliaia di persone.

Erdogan ha anche detto che i presunti golpisti dovrebbero indossare un'"uniforme", "come a Guantanamo". La scorsa settimana il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza una risoluzione che invita a "sospendere i negoziati di adesione con la Turchia se il pacchetto di riforme costituzionali", approvato con il referendum di aprile, "sarà attuato senza modifiche". Il movimento di Gülen, non è interessato a gestire il potere direttamente ma ha, piuttosto, una strategia di lungo periodo: vuole permeare la società, arrivare a trasformare lo Stato trasformandone i cittadini. Le divisioni nel paese seguono anche altre linee: quella tra i sostenitori di uno stato di ispirazione islamica e quelli di una nazione laica, per esempio, ma anche tra i diversi gruppi etnici e tra le classi sociali. Proprio per questo l'autorità dei militari, che per decenni sono stati percepiti come gli eredi del grande Atatürk, era stata fondamentale nel mantenere il Paese nel controllo del Cumhuriyet Halk Partisi (CHP: Partito Popolare Repubblicano), il partito laico di ispirazione 'kemalista'. Intanto nelle carceri turche sono già state rinchiuse 50mila persone nell'ultimo anno, tra cui 150 giornalisti accusati di fare propaganda per "i terroristi".

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