I beni e le opere sequestrate a Giovanni Franco Becchina

Remigio Civitarese
Novembre 15, 2017

Aziende (Olio verde srl., Demetra srl, Becchina & company srl), terreni, conti bancari, automezzi, e immobili, tra i quali parte di palazzo Pignatelli, una parte di quella che appartiene a privati e nel quale sorge l'antico castello Bellumvider di Castelvetrano (la parte pubblica è di proprietà comunale e ospita il Municipio), la cui edificazione si fa risalire a Federico II, per un valore complessivo di svariati milioni di euro, difficile da quantificare anche per gli stessi investigatori, sono stati sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani a Giovanni Franco Becchina, 78 anni, commerciante internazionale d'opere d'arte e reperti di valore storico-archeologico.

A gestire le attività illegali legate agli scavi clandestini ci sarebbe stato l'anziano patriarca mafioso Francesco Messina Denaro, poi sostituito dal figlio Matteo.

Non è la prima volta che Becchina viene colpito dalle indagini dell'autorità giudiziaria.

Tuttavia era sempre riuscito ad uscire indenne con una sentenza che dichiarava la prescrizione su tanti traffici internazionali di reperti archeologici. Non solo. Disse che Messina Denaro gli fece incontrare Becchina, riconosciuto da lui in foto, che gli avrebbe dovuto fare recuperare un reperto che valeva un miliardo e mezzo di lire.

Ed anche il pentito Angelo Siino ha rilasciato dichiarazioni sull'esistenza di cointeressenze economiche tra Becchina ed esponenti di spicco della consorteria mafiosa. Da ultimo, poco prima di morire, il collaboratore di giustizia castelvetranese Lorenzo Cimarosa ha parlato dei rapporti esistenti tra Becchina e Matteo Messina Denaro. Un rapporto che, secondo il racconto fatto da altri pentiti negli anni scorsi, sarebbe iniziato già con il boss Francesco Messina Denaro, padre del numero uno della mafia di Castelvetrano. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio Francesco Messina Denaro dietro il furto dell'Efebo di Selinunte, una statuetta di grandissimo valore storico archeologico trafugata negli anni Cinquanta. Il collaboratore di giustizia marsalese Mariano Concetto ha dichiarato, invece, di aver ricevuto l'incarico dai vertici del suo mandamento mafioso di trafugare il famoso Satiro danzante, reperto archeologico conservato a Mazara del Vallo.

Emigrato da Castelvetrano in Svizzera dopo aver subìto una procedura fallimentare, nel 1976 Becchina trovò a Basilea un lavoro come impiegato in una struttura alberghiera. Nell'ambito di questo procedimento vennero individuati e sequestrati, a seguito di commissione rogatoria internazionale espletata in territorio elvetico, nella città di Basilea, cinque magazzini dove erano custoditi migliaia di reperti archeologici risultati provenienti da furti, scavi clandestini e depredazioni di siti, oltre che un archivio con più di tredicimila documenti (fatture, lettere indirizzate agli acquirenti, immagini fotografiche di reperti, etc.) relativi all'attività di commercio di opere d'arte e reperti condotta da Becchina.

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