La scelta rivelatrice di Eugenio Scalfari, che preferisce Berlusconi a Di Maio

Brunilde Fioravanti
Novembre 22, 2017

Matteo Renzi annuncia a Porta a Porta che il Partito Democratico ha intenzione di candidare contro Luigi Di Maio un ricercatore o uno scienziato: "Luigi Di Maio può scappare da me". Si tratta, in verità, di una risposta molto sintomatica, per niente istintiva, o affrettata, e finanche scrupolosamente ragionata. Tra il giornalista e l'ex presidente del Consiglio c'è sempre stata una lunga rivalità, iniziata negli anni ottanta quando Repubblica era il giornale più schierato contro Bettino Craxi, sponsor politico più importante delle TV private di Silvio Berlusconi. Perché, mai, dunque, un uomo come Scalfari, che ha espresso posizioni ideologiche e rappresentato interessi che hanno costituito una notevole forza di contrapposizione al berlusconismo e all'egemonia imprenditoriale di Berlusconi, decide di preferire costui a Di Maio, nella corsa a Palazzo Chigi?

Lo scontro è esploso ai tempi della cosiddetta guerra di Segrate, quando il controllo del gruppo Mondadori fu aspramente combattuto tra la società di Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi.

In Italia con i 5 stelle è la stessa cosa: sono il peggiore dei mali. La scelta di Scalfari, nella considerazione delle sue mille letture, della personale ricerca filosofica e del senso concreto del peso dell'identità percepito dalla sua notevole esperienza, potrebbe contemplare parametri di estetica che alla fine si uniformano a una valenza etica. In Francia per contrastare madame Le Pen, i socialisti erano arrivati nelle ultime regionali a ritirare i loro candidati nei collegi dove madame rischiava di vincere e hanno invitato a votare per i gollisti.

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