Gerusalemme capitale di Israele, salgono a 104 i feriti negli scontri

Remigio Civitarese
Dicembre 7, 2017

La sera del 5 il portavoce presidenziale palestinese ha osservato che la Palestina si oppone fermamente alla decisione americana di trasferire la sua ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, che dimostra il riconoscimento ufficiale a Gerusalemme come la capitale israeliana, la decisione americana causerà una grave conseguenza alla sicurezza e alla stabilità della regione e persino del mondo. Lo ha detto nel discorso sullo status di Gerusalemme. Donald Trump ha tenuto fede alle sue promesse elettorali, riconoscendo Gerusalemme come capitale di Israele.

La decisione di Trump per i palestinesi significa l'allontanamento della prospettiva di veder riconosciuta Gerusalemme est come capitale di un futuro stato palestinese indipendente. Ma, tralasciando il sentimento della Palestina, direttamente interessata, a puntare gli occhi su Gerusalemme è un po' tutto il mondo arabo, concorde nell'indicare la città come uno dei luoghi sacri dell'Islam e tutt'altro che propenso a correre qualsiasi rischio: da qui, le immediate e stizzite reazioni in serie di Turchia e Iran (anche per bocca di Rohani, inflessibile su questo punto).

"Seguiamo la questione con preoccupazione - afferma il segretario di Stato agli Affari Esteri Boris Johnson - perché pensiamo che Gerusalemme debba rientrare nell'accordo finale fra israeliani e palestinesi, vogliamo una soluzione negoziata". E negli ultimi anni le ambasciate hanno più volte catalizzato la rabbia e la violenza, dalla crisi iraniana raccontata nel film Argo fino alle fiamme e agli assalti alla sede saudita a Teheran due anni fa dopo l'omicidio dello sceicco al-Nimr. Non c'è sostanza. Ho il sospetto che Trump e Netanyahu abbiano agende molto simili a riguardo. Yitzhak Rabin, primo ministro israeliano e Nobel per la pace, non è stato ucciso da un cristiano, da un musulmano, da un indù, ma da un ebreo. "La scelta di oggi su Gerusalemme è necessaria per la pace", ha concluso Donald Trump. Per il Governo israeliano, invece, Gerusalemme è la capitale una e indivisibile. Una piena legittimazione per lanciare un messaggio ai palestinesi e a chi supporta la loro causa: Gerusalemme è la capitale dello Stato di Israele.

"Non possiamo risolvere la questione mediorientale con il vecchio approccio, ne serve uno nuovo" ha spiegato, aggiungendo: "Non si può continuare con formule fallimentari". La legge consente di rinviare la decisione ogni sei mesi, e così è stato fatto da tutti i presidenti in carica da quella data: Clinton, Bush, Obama e lo stesso Trump, fino al 6 dicembre 2017. "Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti". E in Israele siede un governo composto da gente contraria a qualsiasi concessione per la nascita di due Stati. "Dio benedica gli israeliani, Dio benedica i palestinesi", ha concluso Trump. La speranza è che, se alla fine vorrà schiacciare proprio quello rosso, sia sempre e solo per ordinare una coca.

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