Terrorismo: assolta ricercatrice libica

Remigio Civitarese
Dicembre 8, 2017

Ribaltata in appello la sentenza del processo a carico della ricercatrice libica Kadiga Shabbi, accusata di istigazione a commettere reati in materia di terrorismo. Al termine della camera di consiglio, è arrivato il verdetto. Questa sera la Corte d'assise d'appello di Palermo ha assolto la donna che in primo grado era stata condannata dal gup a un anno e otto mesi di reclusione con il rito abbreviato.

"Finalmente la pacatezza, la serenità e l'applicazione del diritto hanno trionfato sulla suggestione, i castelli di carta e le presunzioni senza prove - ha commentato il difensore della donna, l'avvocato Michele Andreano - chiederemo il risarcimento dei danni al Viminale per l'ingiusta permanenza nel Cie di Ponte Galeria inflitta alla nostra assistita e allo Stato per l'ingiusta carcerazione subita". Dopo la condanna di primo grado Shabbi era stata al centro di una controversa vicenda sulla concessione dell'asilo per motivi umanitari. Il ministro dell'Interno era intervenuto, chiedendo al questore di Roma l'immediata revoca della protezione umanitaria concessa. Per la ricercatrice, infatti, secondo il Viminale trovava applicazione "solo il principio di 'non refoulement' verso la Libia, cioè il divieto di espulsione nel paese di origine".

La donna era accusata di legami con esponenti di organizzazioni terroristiche islamiche e foreign fighters e di una fitta attività di propaganda in favore di Al Qaeda svolta attraverso social come Facebook. Per questo i suoi pc erano stati passati al setaccio. Poi, è tornata nella sua casa di Palermo. Le motivazioni della sentenza saranno depositato entro novanta giorni.

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