Peste nera medievale, topi assolti: i pidocchi degli uomini i veri colpevoli

Modesto Morganelli
Gennaio 17, 2018

Ora però uno studio condotto da ricercatori dell'Università di Oslo e di Ferrara sono convinti di poter assolvere i 'soliti sospetti'. Dunque si è pensato che le pulci dei ratti, non trovando nuovi ospiti, saltassero sulle persone infettandole.

Diversi studi hanno suggerito che i vettori umani ectoparassiti, come le pulci umane (Pulex irritans) o i pidocchi del corpo (Pediculus humanus humanus), hanno causato epidemie in rapida diffusione.

A impiegare per la prima volta il termine "morte nera" furono cronisti danesi e svedesi (dal latino atra mors, letteralmente "morte nera", dove l'aggettivo ater ha il significato di "triste", "atroce") riferendolo alla peste del 1347-1353 per rimarcare la devastazione di tale epidemia. Avvenne tra il 1347 e il 1352 e causò la morte di un terzo della popolazione. Per essere più precisi, i piccoli parassiti che alloggiano facilmente sulla pelle umana: pulci e pidocchi. Lo studio è sato pubblicato sulla rivista Pnas.

"Esistono tre forme di peste: bubbonica, polmonare e setticemica - ricorda -". "La polmonare era l'unica per cui si considerava la trasmissione da uomo a uomo, attraverso le goccioline di aerosol emesse respirando". In seguito alla terza pandemia di peste, che ebbe origine in Cina nel 1855, è stata infatti notata una violenta moria di ratti pre-epidemia. Ma c'è un problema: "nei resoconti d'epoca non si parla di morie di ratti", spiega Bramanti ad Adnkronos. L'epidemia non si sarebbe diffusa così velocemente se fosse stata trasmessa dai topi...', ha chiosato il professor Stenseth. Dopodiché lo hanno testato con epidemie recenti per le quali si aveva la certezza della loro origine. Il sistema sembrava rispondere perfettamente alle esigenze degli scienziati.

A diffondere le epidemie di peste tra il 1300 e il 1800 non sono stati responsabili i parassiti che infettavano i ratti come si è sempre creduto, bensì queli umani come le pulci e i pidocchi.

Insomma i parassiti umani riescono a descrivere meglio l'andamento dell'epidemia.

"Comprendere meglio cosa accadde durante un'antica epidemia è un buon modo per ridurre la mortalità in futuro", dichiarano i ricercatori. "Il nostro lavoro suggerisce che per prevenirne la futura diffusione l'igiene è molto importante, a livello personale ma anche a livello di pulizia dei luoghi di vita e delle città", conclude Bramanti.

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