I pensionati di domani? Più poveri dei loro padri

Cornelia Mascio
Marzo 14, 2018

Lavoro e povertà - dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative - sono due emergenze sulle quali chiediamo al futuro governo di impegnarsi con determinazione per un patto intergenerazionale che garantisca ai figli le stesse opportunità dei padri. L'allarme lo lancia uno studio del Censis-Confcooperative dal titolo "Millennials, lavoro povero e pensioni: quale futuro?". Quella di circa 5,7 milioni di lavoratori che, se la tendenza non dovesse essere invertita, rischiano di alimentare il numero già alto di poveri in Italia, entro il 2050.

Entrare con ritardo nel mondo del lavoro, vivere una discontinuità contributiva, o una debole dinamica retributiva (caratteristiche diventate basilari purtroppo nelle attività lavorative) sono una serie di fattori che preoccupano la società del nostro Paese, dove le condizioni di nuove povertà, causate da pensioni basse, andranno a peggiorate, inoltre, per l'impossibilità, di molti lavoratori, di contare sulla previdenza complementare come secondo pilastro pensionistico. Per i giovani, in particolare, che vivono un vero calo delle remunerazioni, in assenza in Italia di minimi salariali, esiste una più marcata separazione tra le sorti dei lavoratori e la sostenibilità a lungo termine dei sistemi di welfare.

Assistiamo, infatti, a una discriminazione tra generazioni. Sul fronte della povertà il Rei con un primo stanziamento di 2,1 miliardi che arriverà a 2,7 miliardi nel 2020 fornirà delle prime risposte, ma dobbiamo recuperare 3 milioni di Neet e offrire condizioni di lavoro dignitoso ai 2,7 milioni di lavoratori poveri.

Sebbene la situazione sia allarmante tendenzialmente per tutti i giovani italiani, le rilevazioni fanno però emergere la presenza di un persistente divario anche tra Nord e Sud: guardando al fenomeno degli inattivi nella fascia demografica 25-34 anni, i giovani che non studiano e non lavorano al Sud sono oltre il 50%, pari a 1,1 milioni di unità, di cui 700.000 concentrati nelle sole Sicilia e Campania. A questi si aggiungono i 2,7 milioni di lavoratori precari, impegnati in lavori gabbia e working poor, cioè dequalificati e anch'essi senza aspettativa di reddito e crescita professionale. Questo riguarda i 171.000 giovani sottoccupati, i 656.000 con contratto part-time involontario e i 415.000 impegnati in attività non qualificate.

Secondo il Focus di Confcooperative-Censis che si occupa di lavoro e pensioni afferma che un'intera generazione è in pericolo. "Il sistema previdenziale obbligatorio attuale garantisce a un ex dipendente con carriere continuativa -38 anni di contributi e uscita dal lavoro a 65 anni - una pensione pari all'84, 3 per cento dell'ultima retribuzione - spiega la ricerca -".

I giovani di oggi sono i futuri pensionati a rischio povertà entro il 2050.

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