Morte di Stephen Hawking: l'incontro con Sheldon Cooper

Remigio Civitarese
Marzo 14, 2018

La malattia non gli ha però impedito di diventare il più grande cosmologo della sua generazione. Il suo libro Dal big bang ai buchi neri.

"Scompariremo e sarà tutta colpa nostra": l'ultimo avvertimento di Stephen Hawking In un'intervista alla Bbc, Stephen Hawking ha lanciato un nuovo avvertimento all'umanità: "Se entro mille anni l'essere umano non imparerà a domare la propria aggressività potrebbe auto-distruggersi con una guerra nucleare o batterica". "Siamo profondamente addolorati per la scomparsa oggi del nostro amato padre", hanno dichiarato in un comunicato i figli Lucy, Robert e Tim. "Era un grande scienziato ed un uomo straordinario il cui lavoro e il cui lascito resteranno per molto tempo".

Tra i suoi più importanti contributi vi sono la radiazione di Hawking lo 'stato di Hartle-Hawking, ovvero la teorica cosmologica sull'inizio senza confini dell'universo; e non meno importante, la termodinamica dei buchi neri.

Nel 1962, a soli venti anni si laurea in Fisica all'Università di Oxford e inizia a studiare astronomia a Cambridge, dove nel 1966 pubblicherà la sua tesi sulle "Proprietà dell'universo in espansione". Membro della Royal Society, Royal Society of Arts e Pontificia Accademia delle Scienze, nel 2009 aveva ricevuto dal presidente statunitense Barack Obama la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza degli Stati Uniti d'America. Ha studiato anche l'origine dell'universo e la gravità. Da quel momento, comunicherà tramite un computer con sintetizzatore vocale.

Alla fine degli anni 60, è diventato famoso per la sua teoria della singolarità spazio-tempo, applicando la logica dei buchi neri a tutto l'universo.

Nel momento in cui gli venne diagnosticata la Sla i medici gli diedero non più di due anni di vita, è arrivato però a 76 anni. Nel 2014, la sua vita e le sue opere furono raccontate nel film 'La teoria del tutto', diretto da James Marsh. Per l'interpretazione dello scienziato, Eddie Redmayne vince l'Oscar come miglior attore protagonista. La malattia e le sofferenze fisiche non aveva intaccato il suo senso dell'umorismo.

Dargli l'addio sarebbe un po' fargli un torto.

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