Telecom: Elliott ha il 5,74% . Roma non esercita il golden power

Cornelia Mascio
Marzo 22, 2018

Calenda, che da inizio anno ha avuto diversi incontri con l'AD Tim, Amos Genish, ha chiesto la separazione della rete telefonica fissa e la sua quotazione in borsa. Gli altri punti chiave dell'offensiva di Singer sono la gestione di Telecom con la formula della public company - il mercato ha più dell'80% del capitale totale, tra investitori istituzionali e retail - e lo scorporo della rete con quotazione e cessione di una quota, oltre che la vendita o la cessione di una quota di Sparkle, la società oggi interamente controllata che detiene la rete di cavi internazionali e che, come la rete, è stata dichiarata strategica ai fini del golden power. Una mossa, lo spin off con consegunete diluizione della quota di Tim nella Netco, prodromica ad un'eventuale riapertura del dossier della societa' unica della rete, con l'ingresso nell'azionariato di un soggetto pubblico che potrebbe essere Cdp, azionista con Enel di Open Fiber. Sono proprio quelli che Elliott vorrebbe sotituire: il presidente Arnaud de Puyfontaine, il vice presidente Giuseppe Recchi e i consiglieri Hervé Philippe, Frédéric Crépin, Félicité Herzog e Anna Jone. Un argomento cruciale, quello dell'italianita', nello scontro dei mesi scorsi fra Governo Gentiloni e Vivendi, alle prese con una situazione alquanto incerta nella sua tortuosa campagna italiana. Fra i papabili alla successione c'e' Franco Bernabe'.

"Mi sembra un progetto coincidente a quello che noi siamo intenzionati a fare per difendere l'interesse pubblico", ha detto Calenda a Roma, rispondendo a una domanda sul piano del fondo attivista che ha di recente acquisito una partecipazione superiore al 5% di Tim.

Le azioni in portafoglio (3,75%) - si segnala nel dettaglio - sono divise tra alcuni fondi, in particolare lo 0,79% a Elliott Associates, lo 0,41% a The Liverpool Limited Partnership e il 2,55% a Elliott International.

Altre relazioniGrafFiotech

Discuti questo articolo

Segui i nostri GIORNALE