Piazza San Carlo, cade l'accusa di omicidio preterintenzionale per i due arrestati

Remigio Civitarese
Aprile 17, 2018

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E' caduta l'accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti dei due giovani arrestati dalla polizia per l'inferno in piazza San Carlo dello scorso 3 giugno.

Nell'ordinanza di convalida del fermo il gip scrive che gli arrestati hanno una "gravissima colpa: avere causato le prime condizioni perché si realizzassero le gigantesche e plurime ondate di panico (certo in quelle dimensioni e portate non volute), che hanno causato così tanti feriti fra gli spettatori presenti in piazza quella sera e anche la morte di una di questi". Questo il ragionamento del gip. Il gip ha convalidato il fermo contestando a entrambi i reati di "morte come conseguenza di altro delitto" e rapina pluriaggravata. "Il giudice ha accolto le nostre richieste -dice l'avvocato Basilio Foti, che con la collega Emanuela Cullari assiste Sohaib Bouimadaghen - A nostro avviso - spiegano i legali - c'era una contraddizione". Ora si è passati a omicidio come conseguenza di un altro delitto, una conseguenza non voluta né prevista, quindi meno grave. Anche questo ragazzo 22enne fa parte della banda degli arrestati per ciò che è accaduto a piazza San Carlo. "Non vi è alcun dubbio che gli indagati hanno cercato, come per prassi, manifestazioni affollate "per lavorare" e utilizzato, secondo un sistema rodato ed efficacissimo, lo spray al fine di distrarre le vittime degli strappi e al fine di creare confusione tra la gente intorno". I giovani si sentono in colpa per aver causato l'iniziale panico. "L'azione predatoria e violenta della banda ha costituito la causa iniziale di un movimento disordinato e incontrollato che ha portato alla fine, magari in presenza di eventi intermedi, quale il forte rumore della rottura di una ringhiera: ma sul punto sono necessari approfondimenti, al panico diffuso".

Egli ritiene infatti che non sia possibile provare che Erika Pioletti si trovasse nel lugo preciso in cui i ragazzi hanno spruzzato lo spray. Ma le indagini proseguono per stabilire se abbiano agito con altri complici. Oltre alla targa ricordo per Erika Pioletti, la Città potrebbe conferire il sigillo civico a Federico Rampazzo, 25 anni, e Guaye Muhammad, che quella sera fecero da scudo a un bimbo di tre anni salvandogli la vita.

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