Alma i dati sul rapporto tra università e mondo del lavoro

Cornelia Mascio
Giugno 14, 2018

I laureati nel 2017 dell'Università di Torino sono 12.288 (6.867 di primo livello, 3.879 magistrali e 1.449 a ciclo unico). Nell'ultimo anno diminuiscono il lavoro autonomo e i contratti a tempo indeterminato, mentre sono in crescita i contratti non standard, in particolare a tempo determinato (+38,1% per i laureati di primo livello e +34,3% per i magistrali biennali).

L'età media alla laurea è 26 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 24,8 anni per i laureati di primo livello e di 27,3 anni per i magistrali biennali.

Nel 2017 quasi la metà dei laureati (46,2%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Possiede un diploma tecnico il 31,3% dei laureati: è il 35,9% per il primo livello e il 31,7% per i magistrali biennali. Il 64,9% dei laureati ha svolto un'attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 67,5% tra i laureati di primo livello e il 65,5% tra i magistrali biennali.

L'Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 4.949 laureati dell'Università di Udine. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall'Ateneo, il 78,3% dei laureati considera le aule adeguate. I dati si concentrano sull'analisi delle performance dei laureati triennali e magistrali biennali usciti nel 2016 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati magistrali biennali usciti nel 2012 e intervistati dopo cinque anni. L'indagine realizzata dal consorzio interuniversitario ha coinvolto 276mila laureati dell'anno 2017.

Gli studenti del Sud non sono gli unici a preferire il settentrione. Il 22% degli occupati ha un lavoro part-time. Il 23,2% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 32,0% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato).

I corsi proposti in questo indirizzo, fra cui Pedagogia e Psicologia per l'insegnamento e Didattica della storia, permetteranno ai futuri promessi insegnanti di acquisire gli strumenti atti a rendere innovativa la didattica, che negli ultimi anni, con la digitalizzazione, ha fatto "passi da gigante". Poi c'è un 3,1 per cento che si diploma all'estero e, abbiamo visto, sceglie un'università italiana.

Per quanto riguarda il lavoro, anche in questo caso l'aspetto più rilevante (80,3%) è considerato quello dell'acquisizione di professionalità seguito (72,9%) dalla stabilità/sicurezza del posto di lavoro. Più nel dettaglio, il 49% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all'università.

Il 72,2% dei laureati magistrali biennali dell'Università di Siena lavora ad un anno dal conseguimento del titolo, e il risultato migliora, a distanza di 5 anni, con un tasso di occupazione dell'87,6%, superando leggermente il dato nazionale (87,3%). Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 10,6%. Il 26,7% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, l'11,7% ha invece cambiato lavoro; il 61,6% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Il lavoro part-time coinvolge il 20,1% degli occupati. Sul piano delle retribuzioni, l'Università di Pisa si conferma come un ottimo investimento, registrando una media di guadagno netto mensile di 1.498 euro, contro i 1.415 euro della Toscana e i 1.428 euro dell'Italia.

Il 51,1% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo; inoltre, il 42,0% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite durante il percorso di studi.

Il tasso di occupazione dei laureati magistrali biennali del 2012, intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo, è pari al 90,4%. Il tasso di disoccupazione è pari al 13,2%.

Ma, ovviamente, i dati più importanti e indicativi sono quelli sulla condizione occupazionale: come già ricordato, a un anno dalla laurea lavora il 56,8%, percentuale che sale al 79,6% dopo tre anni e all'84,1% dopo cinque.

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