Marco Ponti racconta una scena di Una vita spericolata

Brunilde Fioravanti
Giugno 24, 2018

Una Vita Spericolata è il film che segna il ritorno del regista Marco Ponti alle suggestioni, alle situazioni e ai personaggi protagonisti del cult Santa Maradona; solo che questa volta tutto viene aggiornato alle difficoltà dei nostri tempi, "potenziando" le vicende narrate in fieri nel 2001. In altre parole, anche se è chiara la critica verso il sistema, anche se è percepibile l'intento satirico del film, i personaggi interpretati da Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis e Eugenio Franceschini, seppur incredibilmente bravi, non riescono a replicare quella spinta generazionale verso il cambiamento che invece il film cerca in tutti i modi di cucirgli addosso. Quando l'ufficiale giudiziario ordina il pignoramento anche dei suoi ultimi averi, Rossi decide di farsi prestare una giacca e di andare in Banca, con la speranza di riuscire ad ottenere un piccolo prestito che gli consenta di rimettersi in piedi.

In Una Vita Spericolata, Rossi (Richelmy) è un quasi trentenne che ha un'officina che va a rotoli, non ha più una casa e nemmeno una fidanzata fissa. Con un borsone pieno di soldi Rossi comincerà una rocambolesca fuga con l'aiuto di BB e tenendo in ostaggio la ragazza che si scopre essere Soledad Agramante, una famosa attrice di fiction di serie b.

Una vita spericolata, come quella che cantava Vasco Rossi, come quella che sognano tanti ragazzi, come quella che a volte ti capita tra le mani, per puro caso.

Sono loro gli interpreti principali dell'inseguimento con la polizia che fa sostanzialmente di questa commedia un Road Movie piuttosto surreale, divertito e autoironico, però anche confuso e a tratti ben più che sopra le righe che esagera spesso nel chiedere al suo pubblico di sospendere l'incredulità. Il cast giusto. Girare scene con una temperatura attorno ai 45 gradi, con la suola delle scarpe da ginnastica che si scioglieva. Le scene con gli stuntman e le macchine da distruggere. Le pistole e i fucili, senza perdere mai di vista né la commedia né il pensiero che i miei personaggi sono i buoni e non vogliono fare del male a nessuno.

Perché proprio a partire da quella trama vacua e irrealistica e dai suoi personaggi goffi e appiattiti sul trash il regista si dimostra in grado di imbastire un registro comico grottesco-demenziale, tale da far pensare al mondo anglofono (i Monty Python o film come Tutti Pazzi per Mary), che dà il La ad un gran numero di risate di gusto. Forse questo film parla di una cosa sola: di quanto sia importante avere una vita intensa, dignitosa, generosa e, ovviamente, spericolata.

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