Fake news, attivista no vax condannata

Modesto Morganelli
Luglio 15, 2018

Ha diffuso informazioni errate sui vaccini.

Una rappresentante del movimento no vax di Modena, Magda Piacentini, è stata condannata a pagare 400 euro di multa per procurato allarme.

I cartelloni, sei metri per tre, erano stati esposti, nel febbraio scorso, dall'associazione "Riprendiamoci il Pianeta" assieme ai "Genitori del No Emilia Romagna".

Si tratta della prima condanna del genere in Italia.

I dati riportati sui manifesti, e attribuiti all'Agenzia italiana del farmaco, tuttavia non erano corretti. A segnalarlo era stata l'Ausl di Modena, che aveva diramato una comunicazione - e successivamente presentato un esposto - per denunciare che quei numeri non si riferivano ai bambini che avevano subito danni dai vaccini, ma al totale delle segnalazioni sospette. "Si tratta di contenuti ampiamente dimostrati falsi e artefatti, la cui diffusione rappresenta un pericolo per la salute delle nostre comunità", aveva sottolineato l'azienda sanitaria. A emanare il decreto di condanna è stato il gip di Modena, Paola Losavio, dopo l'indagine della procura emiliana partita da un esposto dell'Ausl di Modena.

Il comitato venuto a conoscenza dell'errore aveva ritratto tempestivamente i manifesti.

La condanna emessa dal Tribunale di Modena, pur traducendosi in un'ammenda pecuniaria limitata, è però fondamentale perché è un unicum nel panorama nazionale e mette un punto fermo rispetto ad una 'battaglia' di principio che questa Amministrazione ha voluto subito fare sua: pur nella legittimità delle opinioni personali, non si può fare campagna di disinformazione, usando anche toni, simboli e parole volutamente allarmistici, riportando messaggi del tutto privi di validità medica e che invece contrastano con dati e verità fondate e scientificamente confermate. "Lo stiamo facendo con la maggiore tempestività e pubblicità che ci sia possibile, sapendo bene di non essere esenti da possibilità di errore, ma con la certezza più assoluta di essere esenti da mistificazione e propaganda". Si è così arrivati alla condanna, che è impugnabile, ma rappresenta comunque un precedente importante per il nostro Paese.

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