Tria: "Niente manovra correttiva. Il calo del debito? Non è in discussione"

Cornelia Mascio
Luglio 15, 2018

A dirlo le previsioni estive della Commissione Ue che rivedono al ribasso le stime sul Pil nostrano: dall'1,5% di maggio all'1,3% nel 2018 e dall'1,2 all'1,1% nel 2019. "Nel 2018 nulla cambia, mentre nel 2019 non ci sarà sicuramente un peggioramento strutturale, come ho già detto in Parlamento, quindi restiamo almeno stabili (...) Certo, è sempre bene essere ambiziosi ma questo dipende dall'andamento dell'economia che come sappiamo non sta andando molto bene a livello europeo e l'Italia segue".

(Teleborsa) - L'Italia non intende apportare modifiche al bilancio per il 2018 nonostante la Commissione europea lo abbia giudicato inferiore dello 0,3% rispetto all'obiettivo di riduzione del deficit strutturale. La misura e i tempi dell'aggiustamento strutturale sono le uniche cose in discussione, ma non è in discussione il fatto che si consegua una manovra di aggiustamento strutturale. Lo scrive in una nota Renato Brunetta, esponente di Forza Italia che riporta "quanto pubblicato oggi dal quotidiano la Stampa, secondo cui il vicepresidente del Consiglio dei Ministri sarebbe irritato per la linea rigorista e a favore del dialogo con l'Unione Europea assunta del Ministro dell'Economia, fino al punto da volergli dare il ben servito già nelle prossime settimane". "Non è quel che chiediamo all'Italia", ha detto il commissario. Dunque: tutto confermato, ma nello stesso tempo tutto incerto. "È doveroso. Non siamo una banda di scapestrati che vuole alterare le finanze pubbliche in modo scriteriato".

Nel frattempo il Governo deve concentrarsi sugli investimenti, "di ogni tipo", visto che c'è "ampio spettro", incluse le infrastrutture o quelli più tradizionali per combattere ad esempio il dissesto idrogeologico. "È probabile che dovremo rivedere il timing aggiustamento in relazione anche al rallentamento dell'economia".

Tria, che non considera "i cigni neri" evocati invece dal ministro Savona, introduce anche un nuovo fronte di discussione con l'Ue: escludere dal calcolo del deficit la spesa per la difesa dei confini europei, "che non è esattamente assimilabile alla spesa militare in generale perché ricade di più su alcuni Paesi e non su altri".

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