Migranti, dure accuse di Amnesty International all'Italia, a Malta e all'Europa

Remigio Civitarese
Agosto 10, 2018

"Nel suo insensibile rifiuto di permettere ai rifugiati e ai migranti di sbarcare nei suoi porti, l'Italia sta usando vite umane come merce di contrattazione". Sembra un delirante accrocchio di frasi fatte dettato alla Bonino o a Liberi e Uguali direttamente da un qualsiasi centro sociale. "Virtualmente - scrive Amnesty - sono tutte persone intercettate in mare e riportate in Libia dalla Guardia Costiera libica che è equipaggiata, addestrata e supportata da governi europei".

"Nonostante il calo del numero di persone che tentano di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi" denunciano da Amnesty "il numero di morti in mare è aumentato". E "la responsabilità per il crescente numero di vittime è riconducibile ai governi europei che sono più preoccupati a tenere le persone lontane rispetto che a salvare vite umane", ha affermato Matteo de Bellis, ricercatore su asilo e migrazione di Amnesty International.

Si intitola 'Tra il diavolo e il mare blu profondo.

"L'ennesima, drammatica, conferma arriva dal rapporto di Amnesty International: l'Italia è corresponsabile dell'aumento di morti in mare che hanno macchiato di sangue il Mediterraneo dall'inizio del 2018", ha dichiarato Andrea Maestri, esponente di Possibile, commentando le cifre fornite dalla organizzazione non governativa. "Le politiche europee hanno autorizzato la Guardia costiera libica a intercettare le persone in mare ed hanno ostacolato il lavoro vitale di soccorso delle ong".

"I progetti di estendere questa politica di esternalizzazione in altri paesi sono profondamente preoccupanti" continua de Bellis.

In risposta, l'Italia ha iniziato a chiudere i porti alle navi che trasportavano persone soccorse.

"In questo ultimo anno, i governi europei non sono riusciti a raggiungere un accordo per fare riforme fondamentali al sistema di Dublino, che avrebbero aiutato a evitare contenziosi sullo sbarco delle persone salvate in mare". "Le persone disperate sono state lasciate bloccate in mare con insufficiente cibo, acqua e riparo, mentre l'Italia cerca di aumentare la pressione politica per condivisione della responsabilità in altri stati europei" "Le autorità italiane e maltesi hanno denigrato, intimidito e criminalizzato le eroiche Ong che cercano di salvare vite in mare, rifiutando alle loro barche il permesso di sbarcare e le ha anche confiscate". "Il recente aumento delle morti in mare non è solo una tragedia, è una disgrazia". "L'Italia e gli stati e le istituzioni europei devono agire con urgenza per dare la priorità al salvataggio in mare".

Amnesty non ha neppure dimenticato di citare i casi in cui "si sarebbero verificate violazioni del diritto internazionale. Fra questi, un episodio del 16-17 luglio, quando la Ong Proactiva ha trovato una donna ancora in vita e due corpi su un'imbarcazione che stava affondando dopo un intervento della Guardia costiera libica, e il respingimento verso la Libia di 101 persone da parte dell'imbarcazione commerciale italiana Asso Ventotto il 30 luglio". "Questi gravi incidenti devono essere tempestivamente e adeguatamente investigati", conclude de Bellis.

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