Draghi: parole del governo hanno fatto alzare lo spread

Cornelia Mascio
Settembre 16, 2018

Francoforte ha mantenuto allo 0,25 per cento il tasso sulle operazioni marginali e al -0,40 per cento il tasso sui depositi custoditi delle banche commerciali. Continuiamo ad aspettarci che si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno nell'orizzonte dell'estate del 2019 e comunque finché servirà per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine. "Purtroppo - ha detto - i tassi sono saliti, per le famiglie e le imprese". "In questo caso, relativamente al QE, non è uno strumento per garantire che il debito governativo sia finanziato in ogni circostanza". Confermate invece le previsioni sulla crescita e sull'inflazione (1,7% per 2018/2020) e la necessità di continuare con "misure di stimolo per sostenerla, a causa dei rischi legati al protezionismo e alle turbolenze sui mercati emergenti".

Le dichiarazioni di Draghi, come sempre sono state coerenti e responsabili.

In ultima fase, Mario Draghi si è anche riferito al governo italiano. Non ultimo l'incidente diplomatico tra Di Maio e Moscovici. "E noi ci atteniamo a quanto hanno detto". Ed è deciso ad affossare l'Italia. Duro anche Salvini: "Il commissario Ue Moscovici, anziché censurare la sua Francia che respinge gli immigrati a Ventimiglia, ha bombardato la Libia e ha sforato i parametri europei, attacca l'Italia e parla a vanvera di tanti piccoli Mussolini in giro per l'Europa". Da lì in poi, quello di Moscovici è un crescendo: nell'Eurozona "c'è un problema che è l'Italia", che deve darsi "un bilancio credibile". Quando dico che ho paura, è pensando agli anni Trenta del Novecento. Queste decisioni rappresentano per certi versi una boccata d'ossigeno, ma dall'altro lato, specie in riferimento allo stop al QE, potrebbero rappresentare un pericolo per i paesi più fragili. Draghi ha tuttavia voluto rassicurare, spiegando che "nonostante qualche moderazione dopo la forte performance di crescita del 2017" gli indicatori economici confermano che "è ancora in corso una solida e diffusa ripresa dell'eurozona".

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