Orban, Parlamento e Commissione Ue hanno giorni contati

Remigio Civitarese
Settembre 16, 2018

Con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione che accusa l'Ungheria di violare i principi dello stato di diritto.

Lo stesso Orban ha avvertito in vista del voto che l'Ungheria non si tirerà indietro di fronte al "ricatto" da parte dell'UE. "Spero che nel Parlamento eletto in futuro non ci sia una maggioranza pro-migranti", ha aggiunto. Che cosa sta succedendo in Europa? Vengono messi in discussione addirittura i valori della democrazia? "Se Salvini vuol risolvere qualche problema se la prenda con Orban e i suoi amici che bloccano ogni ricollocamento e non con altri". "Ma soprattutto é simbolico la spaccatura tra la Lega e il Movimento 5 Stelle, con il secondo che ha votato a favore dell'articolo 7, in contrasto netto con l'alleato di governo". E questa teorizzazione sta facendo proseliti. In questo senso l'Ungheria di Orban era l'obiettivo simbolico più chiaro.

Ma è su quest'ultimo piano che si giocherà nei prossimi mesi la sfida europea, come il presidente uscente della Commissione europea Juncker ha confermato nel suo discorso di ieri che, pur se non direttamente riferito al caso Orban, guardava certamente a quel voto ma più in generale all'intero quadro dell'Unione in crisi: "L'Europa non sarà mai una fortezza".

Il voto del Parlamento Europeo contro la svolta antiliberale in Ungheria offre due spunti di speranza. Le questioni in campo sono di due tipi. Da un lato ci si confronterà su sovranismo, populismo, internazionalismo ecc.

Budapest, in particolare, è stata recentemente punita dall'Unione Europea per migranti presumibilmente maltrattati e anche per aver fatto pressione sui media.

Con l'eccezione degli europarlamentari di Forza Italia. In risposta Bruxelles dimostrerà entro pochi mesi agli europei delusi che la crisi migratoria si potrà gestire in maniera più ordinata rafforzando le guardie costiere europee; a proposito un Alto funzionario di Strasburgo ha annunciato giovedì che il numero degli agenti disponibili salirà da 2.800 a 10.000 entro il 2020, inoltre il bilancio di Frontex passerà da una dotazione di 2 miliardi a 11 durante il periodo 2021-2027.

Nella scelta del M5S a me pare di vedere una certa astuzia: si sono differenziati dalla Lega, ma sapendo bene che a far saltare le sanzioni ci penserà qualcun altro. Una scelta del genere non credo abbia fatto piacere ad esempio ad Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, che da anni è al lavoro per riportare il Cavaliere al centro dello scacchiere moderato europeo.

Salvini farà le sue sortite ad effetto, Conte cercherà di prendere tempo e lo stesso Consiglio europeo cercherà di glissare.

Non ci dimentichiamo che i Paesi del blocco di Visegrad hanno platealmente rifiutato le decisioni europee in materia di distribuzione dei migranti e non c'è stata la forza di sanzionarli.

Siamo in una situazione stranissima, paradossale. E spiega: "Purtroppo la storia si ripete". E' un tentativo di tenersi agganciati all'alleato delle ultime elezioni?

Intanto si infiammano le polemiche con Malta dopo lo sbarco di altri 184 migranti.

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