Trump accusa la Federal Reserve: "È impazzita"

Remigio Civitarese
Ottobre 11, 2018

Gli investitori si sono improvvisamente precipitati a vendere titoli sopravvalutati, in particolare nel settore tecnologico.

Nella sessione di ieri abbiamo assistito al più grande sell off che che abbia mai travolto Wall Street negli ultimi otto mesi: i traders sono intimoriti dall'aumento del rendimento dei Treasuries e dall'esacerbarsi del confronto commerciale tra Stati Uniti e Cina e qual è il risultato di tutto questo?

Il Dow Jones chiude perdendo il 3,10%, più di 800 punti, a 25.612,13 punti. Il presidente Donald Trump non ha esitato a dare la colpa del crollo alla Federal Reserve, affermando che la banca centrale americana è "impazzita". Il rialzo dei tassi è in corso da molti mesi e nessuno lo reputa scandaloso, visto che l'economia statunitense sta crescendo moltissimo, ma Trump pensa che stia avvenendo troppo velocemente e prima di un comizio in Pennsylvania ha detto che "è una correzione attesa da tempo, ma con cui non sono affatto d'accordo".

Gli investitori temono un eccesso di aggressività da parte della Fed e si presentano scettici sulla volontà di sostenere i mercati: una crisi del mercato azionario che dovesse intaccare i risparmi degli americani sarebbe decisamente inopportuna per Donald Trump che, nella giornata del 6 novembre, dovrà affrontare il test delle elezioni di medio termine. Facebook cede il 4,13% mentre Twitter affonda dell'8,47%. Il più colpito - secondo l'indice dei miliardari di Bloomberg - è Jeff Bezos, ad di Amazon, che ha bruciato in una seduta 9,1 miliardi di dollari, e vede scendere la sua fortuna a 145,2 miliardi di dollari. In forte calo anche Netflix, che cede l'8,38%. Gli analisti segnalano come l'utilizzo della parola "correzione" da parte di Trump possa preludere ad ulteriori pesanti cali sui principali listini Usa perché tecnicamente indica perdite di almeno il 10% rispetto ai massimi delle ultime 52 settimane. La scorsa settimana il governatore Powell ha tenuto a precisare come le decisioni della banca centrale Usa siano guidate esclusivamente dai dati macro. Fattori questi che sono andati a complicare un quadro già difficile e fatto dal rallentamento del mercato immobiliare e delle vendite di auto, ritenuti indicatori dello stato di salute dell'economia americana.

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