Test sangue o saliva per addio al fumo

Modesto Morganelli
Ottobre 17, 2018

La conferma arriva da uno studio italiano, il primo, sulla correlazione fra la velocità del metabolismo della nicotina e il grado di dipendenza dal fumo, condotto dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa e presentato in occasione del XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia (SIP) a Venezia. Dalla ricerca sarebbe emerso, infatti, che gli individui caratterizzati da un processo di metabolizzazione della sostanza più veloce, andrebbero incontro ad un rischio inferiore di dipendenza dalla sostanza se messi a confronto con fumatori nei quali è stato riscontrato un metabolismo più lento. Con questa strategia sarebbe possibile trovare la soluzione più adatta per smettere di fumare.

Un test per smettere.

Un esame della saliva o del sangue per aiutare a identificare il modo più giusto per smettere di fumare.

"Lo studio della velocità di smaltimento della nicotina attraverso un test sul sangue o sulla saliva potrebbe rivelarsi perciò un metodo relativamente semplice per individuare coloro per i quali è più difficile smettere a causa di una dipendenza più marcata, così da intervenire in maniera più incisiva e, per esempio, utilizzare preferenzialmente le differenti forme di sostituti della nicotina nei soggetti con velocità differente di metabolismo", conclude. Ovviamente il test è ancora in fase preliminare ma si preannuncia un reale aiuto per contrastare quella che in Italia è la prima causa di morte prevenibile, con 70.000 decessi all'anno.

Liberarsi dal vizio è, per i fumatori, impresa ancora molto difficile da realizzare: la maggior parte delle persone non riesce a farlo nemmeno con l'aiuto di trattamenti integrati, dal counseling ai farmaci, tanto che le percentuali di individui ancora in astinenza a 3, 6 e 12 mesi dall'ultima sigaretta sono basse, pari rispettivamente al 32%, 21% e 14%. Ogni anno sono 7 milioni le persone che muoiono per colpa dei polmoni marciti, a seguito delle sigarette e sono quasi 1 milione le vittime del fumo passivo, ovvero il semplice inalare il fumo respirato da persone che ci circondano. "Nel complesso, il tentativo di smettere di fumare fallisce nell'80% dei casi; a oggi inoltre non esistono indicazioni su quale farmaco sia da considerarsi più efficace, né è chiaro quali fumatori possano trarre maggiori benefici da uno o dall'altro trattamento", spiega Stefano Nardini, presidente della SIP.

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