Crollo della CSU in Baviera

Remigio Civitarese
Ottobre 18, 2018

Fino a qualche anno fa le elezioni in Baviera avrebbero avuto scarso eco fra le notizie internazionali.

La stabilità elettorale della Baviera rompe il ritmo degli ultimi cinquant'anni e per la seconda volta dal 1962 gira le spalle all'Unione Cristiano-Sociale (CSU). La perdita della maggioranza assoluta pare scontata.

D'altronde, l'Europa di oggi non è veramente cristiana e non è minimamente federale e democratica.

Quello che si può immaginare, senza grandi margini di errore, è che l'inevitabile emorragia dai grandi gruppi politici tradizionali verso politiche non convenzionali, andrà avanti e sarà intercettata specialmente dai sovranisti e dagli ultraconservatori. Probabilmente in Assia e nelle prossime elezioni regionali in Germania orientale continuerà. Una debacle che ha trovato sfogo anche nella crescita dell'estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD), arrivata a vincere un posto al parlamento regionale con il 10,2%. Lo stesso Soeder ha descritto della Csu come "doloroso", ma ha rivendicato la posizione di maggioranza relativa: "Siamo la prima forza e abbiamo ricevuto un chiaro mandato per governare".

E le trasmissioni della Rai e non solo, hanno osannato l'avanzata dei Verdi (17,6%), come simbolo della ripartenza europea anti-populismo. Scommettono sul realismo. I Verdi si presentano bene in Baviera, si concentrano su argomenti come la patria, l'amore per la patria e una bella Baviera rispettosa dell'ambiente in un'Europa amica.

Franz Joseph Strauss, fondatore della Csu bavarese, aveva un motto semplice: "mai nemici a destra".

Anche in Italia i commenti sono emersi. Un risultato storico nella conservatrice Baviera.

Tra le variabili da tenere in considerazione, le dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale, che ha reso non come il grosso dei detentori di titoli di stato italiani siano Spagna e Francia, mentre la Germania, più avvezza al concetto di rischio Paese, risulta tra le meno esposte.

Diamo un'occhiata ad un altro sconfitto delle elezioni, l'Spd. Ce la fanno, per un pugno di voti, invece, i Liberali. Per il cancelliere tedesco, i dati economici positivi e la piena occupazione in Germania "non sono sufficienti, se manca qualcosa altrettanto importante: la fiducia, la fiducia negli attori politici".

- Esistono due diverse spiegazioni per i risultati delle elezioni e, di conseguenza, due diverse valutazioni. Ora questo coraggio di cambiare finalmente rotta lo troveremo anche noi? I Verdi prendono quasi il 18% e i Freie Wähler (liberi elettori), partito conservatore con connotazione regionale, arrivano all'11,6% seguiti dall'AfD al 10,6%.

Il vero cambiamento potrebbe però arrivare da sinistra, per così dire, dove l'SPD ha portato a casa l'ennesima elezione disastrosa perdendo oltre la metà dei voti rispetto alla precedente votazione. In una terra così profondamente legata all'Europa un messaggio xenofobo e nazionalista sarebbe davvero contrario alle nostre vocazioni.

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