Fahrenheit 11/9: Recensione, del documentario contro tutti di Michael Moore

Brunilde Fioravanti
Ottobre 23, 2018

Non le ha mandate a dire ai nostri reazionari: Michael Moore non risparmia nessuno in 'Fahrenheit 11/9', il suo nuovo documentario politico presentato alla Festa di Roma e andrà in sala con Lucky Red dal 22 al 24 ottobre e poi in tv con La7. Più che semplificata invettiva contro lo stato d'essere del magnate ed imprenditore nei confronti della sua attuale politica conservatrice, Fahrenheit 11/9 segna il punto esatto di non ritorno del sistema democratico americano, da tradizione storica baluardo inattaccabile dei valori in nero su biano firmati dai padri fondatori della repubblica federale post- Rivoluzione americana della fine del XVIII secolo.

In un lungo processo che parte da Bill Clinton, marito della presidentessa in pectore, la sinistra americana (Moore specifica che gli Stati Uniti sono un "paese di sinistra") ha rincorso i Repubblicani per ottenere ingenti finanziamenti da grandi gruppi che - con i loro capitali - riescono a cambiare l'esito delle elezioni. Per far comprendere l'affermazione di un Presidente dal linguaggio volgare, razzista e misogino, Michael Moore ha spiegato in conferenza stampa che Trump è stato se stesso, una persona che agendo in maniera spregiudicata in pubblico, ha reso lecito agli occhi del popolo il suo modo di essere. Un cautionary tale che, nonostante la sua necessarietà, non avremmo voluto ricordare. "Non hanno fatto ciò che dovevano per vincere le elezioni e fermarlo - accusa il regista - Avrebbero avuto una chance per sconfiggerlo".

E' un Michael Moore che non ha usato mezzi termini quello che ha parlato in occasione della Festa del Cinema di Roma.

[Oltre a questo] è anche un bigotto, perché è contrario ai matrimonio gay. Gli abitanti di questa città tutt'oggi pur trovandosi nello stato con la più alta presenza di bacini idrici di tutti gli Stati Uniti, hanno ancora acqua marrone che esce dai rubinetti, persone che muoiono di legionella, percentuali pericolosissime di piombo nel sangue, e il continuo dover scegliere tra acqua in bottiglia costosa o medicinali anche più cari.

Ben 14 anni fa Micheal Moore indagava l'America di George W.Bush dopo l'attacco alle Torri Gemelle nel 2001, il film si chiamava Fahrenheit 9/11.

Ma soltanto quando il "dinosauro decrepito" lascerà il posto ad una classe politica giovane e coraggiosa ci si potrà togliere di torno Donald J. Trump.

Il documentario si apre il 7 novembre a Filadelfia alla vigilia dei risultati elettorali: la telecamera sguscia via tra la folla divisa tra sostenitori e detrattori di Trump, la vittoria della Clinton è data quasi per certa con un ampio margine di vantaggio.

Moore parte da questo episodio totalmente sconosciuto a noi europei, per dimostrare come la solida base dei votanti di colore si sia persa, e questo ha portato al trionfo di Trump.

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