Governo, gaffe di Di Maio a Shanghai: "Il presidente Ping"

Remigio Civitarese
Novembre 9, 2018

Per chi non è pratico di Cina i nomi possono ingannare.

Nella conferenza stampa serale di Di Maio, a chiusura della missione in Cina, il lapsus è ricomparso: il presidente cinese è tornato a essere il "presidente Ping". Il cognome qui viene prima: Xi. Il nome di battesimo, ma neppure per intero.

La prima gaffe è avvenuta durante l'intervento in italiano al forum su commercio e innovazione.

I dazi sulle importazioni vanno tagliati e l'economia del Paese aperta alle aziende straniere, ha ribadito il numero del Paese in lotta con il presidente Usa Donald Trump, difendendo l'attuale sistema globale di libero scambio, che al momento è "sotto attacco". Il vice premier ha dichiarato di avere apprezzato il discorso del presidente cinese "Ping", pronunciato nella mattina di oggi, all'apertura della China International Import Expo (Ciie) di Shanghai, come "un discorso di apertura ai mercati e all'import".

Insomma, lo strafalcione c'è stato, sbagliare è umano.

Il vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, in Cina per promuovere il Made in Italy, ha fatto una gaffe riferendosi al presidente Xi Jinping con un semplice "Ping". In questo caso però l'errore dà l'impressione che il vicepremier e il suo staff fossero con la testa da un'altra parte, non in Cina ma magari alle beghe della maggioranza in Italia, verso cui non a caso Di Maio ripartirà in tutta fretta già martedì mattina. "Comunque", ha proseguito Xi senza citare direttamente la disputa con gli Stati Uniti sul commercio che vede merci per centinaia di miliardi di dollari sottoposte a tariffe, "la seconda economia del mondo sta prendendo attivamente contromisure per affrontare queste questioni". "Abbiamo proposto di firmarlo in Sicilia", ha detto Di Maio.

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