Tria contrattacca su deficit: défaillance tecnica della Commissione UE su previsioni

Cornelia Mascio
Novembre 9, 2018

Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni. La Commissione riconosce però un qualche effetto espansivo alla manovra (quest'anno la crescita si fermerà all'1,1%), pur notando che "le prospettive di crescita sono soggette a un'elevata incertezza dovuta ai rischi al ribasso".

Allargando lo sguardo all'intera zona euro, secondo i dati della Commissione, l'Italia l'anno prossimo sarà il Paese con la crescita più bassa dell'intero blocco e il secondo Stato membro con deficit e debito più alti. Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria rispondendo alle domande durante l'audizione in commissione Bilancio sulla manovra, aggiungendo che "non ha senso discuterne". "Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani".

DEBITO PUBBLICO - Per quanto riguarda l'"elevato" debito pubblico dell'Italia, secondo le previsioni della Commissione Europea, è previsto stabile intorno al 131% del Pil nel triennio 2018-2020. "Ho improntato il mio ruolo di capo politico sul fatto che dall'euro non si debba più uscire e questo non solo lo garantisco come capo politico del movimento ma anche a nome del governo come vicepremier". "Dopo una crescita solida nel 2017 l'economia italiana ha rallentato nella prima metà di quest'anno per l'indebolimento dell'export e della produzione industriale". Con l'1,1% quest'anno, persino la Gran Bretagna nonostante le difficoltà legate alla Brexit fa meglio con l'1,3%. Nel 2019, è stimato al 2,9% del Pil, a un soffio dalla soglia del 3%, poiché "la spesa pubblica aumenterà in modo significativo dopo l'introduzione di un piano di reddito minimo", e ci saranno "una flessibilità più elevata per i pensionamenti anticipati e un aumento dei fondi per gli investimenti pubblici". "Le misure previste - scrivono i tecnici Ue - potrebbero dimostrarsi meno efficaci, con un impatto minore sulla crescita". È racchiusa in questa fase tutta la preoccupazione della Commissione europea, che con le stime economiche autunnali disegna un quadro allarmante per i conti pubblici italiani.

La Ue avverte anche sullo spread: "Un aumento prolungato dei tassi d'interesse peggiorerebbe le condizioni del credito delle banche e ridurrebbe ulteriormente la fornitura di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe ridurre gli investimenti privati". "L'Italia - conclude Conte nella nota - non è affatto un problema per i Paesi dell'Eurozona e dell'Ue, ma anzi contribuirà alla crescita di tutto il continente". "Tuttavia incertezze e rischi, sia interni che esterni, sono in aumento e iniziano a pesare sul ritmo dell'attività economica". "Ieri il Ministero dell'economia ha contestato le previsioni della Commissione, perché pensiamo che dal punto di vista econometrico siano sbagliate".

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