Conte e Tria all’attacco: dall’Ue analisi parziale del bilancio italiano

Cornelia Mascio
Novembre 10, 2018

L'andamento sottotono (rispetto alle stime del ministro Giovanni Tria) della crescita e dell'incremento del deficit "a causa delle misure programmate" dalla legge di bilancio, come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici che "aumenteranno significativamente la spesa", porteranno il rapporto defcit/Pil al 2,9% contro il 2,4% previsto in Italia (1,9% nel 2018 in crescita dall'1,7%). Numeri che peggiorano sensibilmente le previsioni del governo Conte contenute nel documento programmatico di bilancio inviato da Palazzo Chigi a Bruxelles e che sono finiti nel mirino dell'esecutivo comunitario per la violazione degli accordi sul contenimento del deficit strutturale. "Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumentera' e sul debito e il deficit che diminuiranno".

Secondo il ministro dell'Economia Giovanni Tria "le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo italiano e derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio, della legge di bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia". "Ci dispiace constatare - sottolinea - questa de'faillance tecnica della Commissione, che non influenzera' la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui e' impegnato il Governo italiano".

Le previsioni Ue tagliano il Pil italiano del 2018 da 1,3% a 1,1% e ritoccano quello 2019 da 1,1% a 1,2%. Nel 2020, invece, sfonderà il fatidico tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%, con Bruxelles che precisa che tale cifra non tiene in considerazione la clausola di salvaguardia e cioè l'aumento dell'Iva, data la "sistematica sterilizzazione".

DEBITO PUBBLICO - Per quanto riguarda l'"elevato" debito pubblico dell'Italia, secondo le previsioni della Commissione Europea, è previsto stabile intorno al 131% del Pil nel triennio 2018-2020. La Commissione riconosce però un qualche effetto espansivo alla manovra (quest'anno la crescita si fermerà all'1,1%), pur notando che "le prospettive di crescita sono soggette a un'elevata incertezza dovuta ai rischi al ribasso". A rischio secondo la Ue anche la riduzione del debito. Nell'Eurozona quest'anno verrà registrato un 2,1%, che scenderà all'1,9% nel 2019 e al 1,7% nel 2020. Nell'Ue a 27 post Brexit le cose vanno leggermente meglio: i dati dicono 2,2% quest'anno, 2% il prossimo e 1,9% nel 2020. Il vicepresidente della Commissione Ue aggiunge che "a livello nazionale bisogna costituire cuscinetti fiscali e ridurre il debito per assicurare che i benefici della crescita siano avvertiti anche dai membri più vulnerabili della società". Le previsioni economiche Ue d'autunno rivedono al ribasso le stime di crescita dell'eurozona per il 2019 a 1,9% dal 2% dell'estate e pronosticano 1,7% nel 2020, mentre confermano il 2,1% per il 2018 dopo il 2,4% del 2017. "Una crescita prolungata dei rendimenti dei titoli di Stato peggiorerebbe le condizioni di raccolta per le banche e ridurrebbero ulteriormente l'offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe scoraggiare gli investimenti privati". "Tuttavia incertezze e rischi, sia interni che esterni, sono in aumento e iniziano a pesare sul ritmo dell'attività economica".

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