Nata la prima bambina grazie all'utero di una donatrice deceduta

Modesto Morganelli
Dicembre 6, 2018

La notizia risale al 15 dicembre dello scorso anno, quando la bimba nacque nell'ospedale universitario di San Paolo del Brasile, dove la mamma era stata ricoverata per il trapianto dell'utero e per seguirne quotidianamente la gestazione. Lo straordinario risultato è stato reso noto dalla rivista scientifica Lancet. Alla donna sono stati somministrati dei farmaci immunosoppressori, prima di eseguire il trapianto.

Negli altri casi le donatrici erano viventi. Così invece si amplia la disponibilità di potenziali donatrici per i trapianti del futuro. L'operazione è durata oltre 10 ore. L'equipe medica ha prelevato gli ovuli della donna, li ha fertilizzati con lo sperma del compagno, li ha congelati e li ha successivamente impiantati dopo il trapianto.

Quello della donna brasiliana non è stato l'unico tentativo di gravidanza da un utero trapiantato da donatrice deceduta, ma quelli eseguiti in passato erano tutti falliti. Dal 2014 per chi soffre di questa condizione (e affini) è sorta una nuova speranza, grazie al lavoro di un team di ricerca svedese che è riuscito nel pionieristico intento di ottenere gravidanze di successo dopo il trapianto di utero da donatrice viva. Causa l'assenza o lo sviluppo incompleto della vagina e dell'utero, anche se i genitali esternamente sembrano normali e le ovaie funzionano.

L'utero trapiantato è rimasto senza ossigeno per 8 ore. "Tuttavia - proseguono - a nostra conoscenza, nessun caso di parto in vivo attraverso l'utero della donatrice deceduta è stato mai raggiunto con successo, sollevando dubbi sulla sua fattibilità e vitalità, incluso se l'utero rimane vitale dopo un'ischemia prolungata". La donatrice è una donna deceduta a 45 anni, dopo aver dato alla luce tre figli, mentre la ricevente, la mamma della bimba, è una 32enne con gravi problemi di fertilità.

All'Hospital das Clínicas, Università di São Paulo, la donna ha avuto un ciclo di fecondazione in vitro quattro mesi prima del trapianto, che ha prodotto otto blastocisti crioconservate.

Nelle loro conclusioni, gli studiosi esprimono il loro ottimismo. "In questo articolo descriviamo, a nostra conoscenza, il primo caso a livello mondiale di parto in vivo dopo il trapianto di utero da una donatrice deceduta in un paziente con sindrome Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser". Questo tipo di trattamento, invece, potrebbe aprire "un percorso verso una gravidanza sana per tutte le donne con sterilità dei fattori uterini, senza bisogno di chirurgia da donatore vivente".

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