Gilet gialli: per 63% francesi movimento deve continuare

Remigio Civitarese
Dicembre 8, 2018

Lo dice chiaramente in un'intervista al Giornale questo 51enne dirigente di un'impresa di trasporti che si sta trovando a gestire la protesta e le sue deviazioni violente. Per domani un altro sindacato - l'Unione nazionale liceale (UNL) - ha indetto una nuova giornata di mobilitazione, invitando gli studenti a bloccare tutti i licei di Francia. E pare galvanizzare Donald Trump che, dall'altra parte dell'Oceano, ricorre a Tweet per rilanciare la sua sfida al capo dell'Eliseo: "Nella Francia socialista ci sono tumulti perché la sinistra radicale aumenta le tasse", è il post di Charly Kirk, fondatore e presidente del movimento studentesco conservatore Tpusa che Trump ritwitta. Non è chiaro cosa succederà, le ipotesi fatte dai più grandi colossi della stampa economica sono molteplici (da WallStreetItalia al Sole24Ore il panorama è confuso).

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Ma tali modelli non sono certo alla portata dei lavoratori della Francia periferica, che non possono permettersi il caro vita dei parigini ecologisti progressisti à la Macron, per intenderci. Secondo l'Insee, soltanto il 13 per cento dei parigini utilizza l'auto per andare al lavoro, contro il 38 per cento della piccola corona (i comuni confinanti con Parigi), il 61 per cento della grande corona (i comuni confinanti con la piccola corona) e il 78 per cento della regione rimanente. Lavoratori pendolari che abitano in paesi dormitorio e gravitano su Parigi, ma anche classe media di provincia dove il trasporto pubblico non può coprire tutto. In Italia li hanno chiamati fascisti, estremisti.

A Bormes Les Mimosas, situato sulla costa meridionale francese ad est di Marsiglia, la temperatura minima di +15,4°C ha battuto il precedente record mensile che risaliva al 17 Dicembre 1988.

"Proponiamo dei gesti di riconciliazione per tornare al tavolo", ha detto.

"Nessuna tassa merita di mettere in pericolo l'unità della nazione", ha dichiarato Edouard Philippe, il fedele primo ministro che il presidente ha inviato in prima linea e a cui ieri - in un solenne messaggio televisivo alla nazione - è spettato l'onere di annunciare la prima retromarcia del quinquennato En Marche.

I gilet gialli, peròm non ci stanno. Impossibile rispondere. In questo contesto è possibile affermare che Macron sia vittima del suo successo. Nicolas Hulot, già ministro per la Transizione ecologica, il 22 novembre - appoggiando la protesta dei Gilet - ha detto: "La gente sa che il cherosene degli aerei non è tassato, che l'olio combustibile delle navi mercantili non è tassato, non è necessario essere un gilet giallo per essere indignato!". "Macron e Philippe non hanno compreso l'entità del momento".

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