Nike, UE avvia indagine sul regime fiscale concesso dall’Olanda

Cornelia Mascio
Gennaio 12, 2019

Si tratta dei famosi "tax ruling", accordi fiscali che non sarebbero vietati se garantissero un trattamento equo a tutte le altre aziende.

L'Antitrust europeo tiene a precisare, come ha sempre indicato nelle precedenti inchieste sui 'ruling' fiscali che hanno coinvolto altri importanti gruppi multinazionali (Fiat compresa), che la struttura societa' della societa' di per se' non rientra nell'ambito delle norme Ue in materia di aiuti di Stato. La Commissione europea ha reso noto il 10 gennaio di aver aperto un'indagine approfondita per verificare se le agevolazioni fiscali concesse da L'Aja hanno dato all'azienda un indebito vantaggio rispetto ai suoi concorrenti in violazione delle norme Ue sugli aiuti di Stato. La società si divide in diverse entità che cercano di spostare i profitti tra di loro, allo scopo di ridurre la base imponibile nel Paese dove è fiscalmente assoggettata.

Le due società hanno ottenuto le licenze per l'uso dei diritti di proprietà intellettuale dei prodotti Nike e Converse in cambio di un pagamento di royalty deducibili dalle tasse, da due entità del gruppo Nike, olandesi, ma "trasparenti" ai fini fiscali cioè non tassabili in Olanda. A seguito di cinque accordi fiscali stipulati con le autorità olandesi, queste società avrebbero in gran parte eluso le royalties pagate nei Paesi Bassi, riducendo significativamente il reddito imponibile della Nike dal 2006. Risulta che Nike European Operations Netherlands BV e Converse Netherlands BV sono tassati solo in Olanda con un margine di profitto limitato basato sulle vendite.

In particolare - spiega la Commissione europea -, un'analisi preliminare delle attività di queste società ha mostrato che Nike European Operations Netherlands Bv e Converse Netherlands Bv hanno più di mille dipendenti e sono coinvolte nello sviluppo, gestione e sfruttamento della proprietà intellettuale. La Commissione teme che i pagamenti delle royalties non riflettano la realtà economica, perché appaiono più elevati di quelli che avrebbero concordato società indipendenti tra loro, a condizioni di mercato (il cosiddetto 'Arm's length principle').

"Gli Stati membri non dovrebbero consentire alle società di creare strutture complesse che riducano indebitamente i loro profitti imponibili e conferiscano loro un vantaggio sleale rispetto ai concorrenti", commenta la commissaria Ue per la concorrenza, Margrethe Vestager, aggiungendo che "la Commissione indagherà attentamente sul trattamento fiscale di Nike nei Paesi Bassi". Ad esempio, Nike European Operations Netherlands Bv pubblicizza e promuove i prodotti Nike nella regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) e sostiene i costi per le attività di marketing e vendita.

Mentre le due entità che incassano le royalty non hanno alcun dipendente e non portano avanti alcuna attività economica. In effetti, "l'ammontare di tali royalties sembra superiore a quello che società che negoziano a condizioni di mercato pagherebbero secondo il principio della libera concorrenza".

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