La prima donna al mondo con una mano robotica (permanente)

Modesto Morganelli
Febbraio 7, 2019

Da ieri una donna è la prima beneficiaria al mondo di un impianto di mano robotica.

Alla donna che ha subito l'intervento, era stata amputata la mano nel 2002.

La mano robotica è stata realizzata grazie al progetto europeo DeTop, coordinato da Christian Cipriani dell'Istituto di Biorobotica della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, mentre l'impianto è stato sviluppato in Svezia dal team di ricercatori guidato da Max Ortiz Catalan della Chalmers University of Technology. Il nuovo impianto invece consente un controllo più efficace della mano perché fa uso di sedici sensori inseriti nei muscoli residui e, grazie agli elettrodi che connettono protesi e sistema nervoso, la donna recupererà le sensazioni tattili perdute con l'amputazione.

La mano robotica è stata materialmente costruita dalla Scuola Superiore Sant'Anna e dall'azienda Prensilia, spin-off dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Sant'Anna.

Google ha selezionato TuttomotoriWeb.com tra i siti accreditati per il servizio News. L'impianto potrà essere utilizzato quotidianamente e consentirà di controllare in modo naturale la mano robotica e di restituirne le percezioni sensoriali.

La donna sta seguendo un programma di riabilitazione per riacquistare forza nei muscoli dell'avambraccio - precedentemente danneggiati dall'amputazione - e grazie ad un sofisticato ambiente di realtà virtuale si sta esercitando ad usare la mano.

L'intervento - effettuato grazie agli studi effettuati alla Scuola Superiore di Sant'Anna di Pisa - è perfettamente riuscito e nelle prossime settimane altri due pazienti potrebbero essere sottoposti allo stesso intervento. La protesi consiste in impianti di titanio che fungono da ponte tra le ossa dell'avambraccio (ulna e radio) e le terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall'altro. L'intervento italiano sarà eseguito presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione conl'Istituto Ortopedico Rizzoli.

Un cambiamento profondo, dunque, per questa paziente e per tutti quelli che in futuro riceveranno protesi simili.

Questo intervento costituisce grandi speranze per chi necessita di arti elettronici. E per Cipriani proseguire lungo questa strada permetterà di studiare molte altre cose: "Dal modo in cui si apprendono nuovi compiti a come restituire le percezioni, come la presa della mano sa adattarsi alla manipolazione".

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