Brexit: Westminster boccia accordo May

Cornelia Mascio
Marzo 14, 2019

E questo vale anche dopo il voto di ieri sera a Westminster: perché un divorzio catastrofico resta lo scenario di default. Il risultato, in ogni modo, è che si è tornati alla casella uno.

L'ipotesi che ora sembra più vicina è quella di una proroga di Brexit. "Mi pare evidente, inoltre, che questo governo non disponga di alcun sostegno alla Camera dei Comuni; sarebbe giusto tornare alle urne".

Il 2° voto: bocciato il compromesso Malthouse - Nella seconda votazione Westminster ha bocciato, con 374 voti contrari e 164 a favore, l'emendamento, a firma dell'ex ministro conservatore Damian Green, cosiddetto compromesso Malthouse, che chiedeva all'esecutivo di procedere con una proroga dell'articolo 50 fino alla mezzanotte del 22 maggio prossimo, data alla quale il Regno Unito dovrà lasciare l'Ue, ma con l'impegno unilaterale a mantenere lo status quo nelle relazioni con l'Unione per una transizione estesa fino al dicembre 2021 in attesa di un accordo finale. È una situazione molto complicata. Maria Demertzis, vicedirettrice del think tank Bruegel, spiega al Foglio che "il Regno Unito potrebbe essere processato per avere violato il mercato unico europeo: l'Irlanda del nord fa parte del Regno Unito, non può avere un regime tariffario diverso". Al momento si ragiona su una "estensione breve" della data della Brexit, prevista per il 29 marzo: un mese o due al massimo, per costringere Londra a scegliere fra l'accettazione dell'accordo attuale, che tutti considerano non rivedibile, e il precipizio del no deal.

L'opzione di una Brexit no deal resta lo sbocco "di default" in mancanza di un accordo o di un rinvio. Perché anche se nessuno lo dice a voce alta, la dilazione potrebbe servire soltanto a prepararsi meglio al grande salto: "E noi siamo pronti a questo scenario", sottolineano a Bruxelles.

Da Londra partono intanto molti canali di diplomazia parallela.

La sconfitta di ieri, mercoledì 13 marzo, del governo di Theresa May sulla mozione anti-no deal segna la necessità che sia "il Parlamento a prendere il controllo" del processo verso la Brexit. L'Europa potrebbe accordarla solo se ci fosse la volontà britannica di rivedere l'uscita dalla Ue, passando per elezioni anticipate o un secondo referendum: ma non sono ipotesi immediate. Altrimenti ha evocato un rinvio a più lungo termine con l'inevitabile partecipazione britannica alle elezioni europee di maggio. Mentre Tony Blair sta facendo pressioni su Macron perché tenga una linea dura, nella speranza che l'impasse porti Londra a revocare la Brexit. "L'unica arma a disposizione è quella di applicare delle ritorsioni, come sta facendo con Donald Trump".

May ha ribadito il suo 'no' a un secondo referendum, rispondendo alla domanda della deputata verde Caroline Lucas che la sollecitava ad accettare un nuovo "voto popolare di conferma" del suo accordo in cambio di un via libera alla ratifica della Camera dei Comuni.

Il segretario del Partito Laburista, Jeremy Corbyn, ha dichiarato che esistono ora le condizioni per una Brexit assai morbida: "Credo che vi sia una maggioranza che possa sostenere la proposta del Labour: uscita dall'UE, ma permanenza nell'Unione Doganale". Che il destino della Brexit dipenda dal nostro vicepremier?

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