Serie A, Il Fatto Quotidiano: "Il nuovo doping delle plusvalenze"

Paola Ditto
Marzo 14, 2019

L'allarme e suonato la sera di domenica 10 marzo. I bilanci delle società rischiano di esplodere e il fenomeno delle plusvalenze è il sintomo della crisi. Il messaggio è stato chiaro: "È nostro compito attenzionare plusvalenze e scambi sospetti". È un mondo dove la Juventus vale in Borsa 18 volte la Lazio, azienda che pure fa esattamente lo stesso business.

Le ultime operazioni in uscita da parte della Juventus, come la cessione di Audero alla Sampdoria e di Sturaro al Genoa, hanno destato sospetti per il corrispettivo economico incassato dal club: troppo elevata la cifra rispetto al valore e all'utilizzo dei due calciatori. Trasferimenti a prezzi così alti fra la Vecchia Signora e società che difficilmente hanno mai speso così tanto per un giocatore - basti pensare all'Udinese per Mandragora, o alla stessa Sampdoria per Audero - hanno fatto drizzare le antenne di molti, e soprattutto della Procura federale. Anche nel campionato precedente, 2015-2016, la differenza tra costi e ricavi era stata di circa 700 milioni, ma le plusvalenze si erano fermate a 437 milioni, così il rosso si era avvicinato ai 300 milioni. E quelli delle società di Serie A, non a caso, hanno subìto un'impennata dal 2016 al 2017: da 3 miliardi a 3,6 miliardi. Nel 2017 le società italiane hanno segnato nei loro bilanci 749 milioni di plusvalenze e i debiti sono cresciuti di 600 milioni. Successivamente, nel bilancio si aumenteranno i ricavi in modo da abbattere le perdite. Altro indicatore sospetto è che in due anni le plusvalenze sono raddoppiate, da 381 a 749 milioni. Il Genoa, nonostante avesse segnato all'attivo 30,4 milioni di plusvalenze (più di un terzo dei ricavi), aveva chiuso il bilancio con 12 milioni di perdita, il che aveva provocato la scomparsa del patrimonio netto, che avrebbe dovuto essere ricostituito con costosi aumenti di capitale. Ecco perché il grande rischio è quello che le plusvalenze si trasformino, alla fine, in debiti. Il Genoa, ad esempio, ha 173 milioni di debiti, tre volte il fatturato senza plusvalenze; l'Inter ha 668 milioni di debiti, quattro volte il fatturato senza plusvalenze. Il Milan ha debiti per 537 milioni e un fatturato senza plusvalenze di 135 milioni di euro; la Sampdoria avrebbe invece 164 milioni di debiti, più del doppio del fatturato senza plusvalenze.

Il Fatto Quotidiano conclude la sua disanima sottolineando che non ci sarebbe timore negli istituti di credito per questa bolla finanziaria: le banche si sentono garantite dagli 1,1 miliardi di euro dei contratti dei diritti tv, già assicurati per questa stagione e per ognuna delle successive.

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