L'Italia, la Cina e la seta... di potere

Cornelia Mascio
Marzo 15, 2019

Così si è espresso il premier Giuseppe Conte sulla sua pagina Facebook prima di riportare il contenuto dell'intervista fatta stamani con Luciano Fontana e Massimo Franco per il Corriere della Sera.

Due in particolare sono i vantaggi per il nostro Paese: "da un lato, i nostri porti, penso a in particolare a quelli di Genova e Trieste, possono candidarsi al ruolo di terminali, in Europa, per la nuova Via della Seta" e dall'altro "le nostre imprese attive nei settori delle costruzioni, della cantieristica, delle reti energetiche e in tutti i comparti collegati allo sviluppo di infrastrutture avranno la possibilità di partecipare ai grandi progetti avviati per costruire la Belt and Road". A fine marzo la possibile adesione del governo italiano a questo progetto cinese preoccupa sia gli Usa che l'Europa. Infatti, da Bruxelles hanno fatto sapere che questo accordo sarebbe "un rischio per i valori comuni dell'Ue nel lungo periodo". O gli americani mettono sul piatto investimenti altrettanto forti e notevoli, anche se qui i ricatti sembrano più interessare l'Italia in generale, sacrificando ancora Trieste nel suo anonimato, oppure si dovrà trovare la forza di capire se la via cinese potrà diventare opportunità per questa fetta d'Italia, con le dovute garanzie senza sbattere alcuna porta in faccia, solo perché agli americani non va bene. "Vogliamo assicurarci che i prodotti del made in Italy possano avere più successo in termini di volumi di export verso la Cina, che è il mercato a crescita più veloce al mondo" ha ricordato il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci, che è stato docente di economia e finanza in Cina. "Per noi, quella di collaborare con la Cina sulla Belt and Road, èuna scelta di natura squisitamente economicocommerciale, perfettamente compatibile con la nostra collocazione nell'Alleanza atlantica e nel Sistema integrato europeo".

"Ormai ho imparato a non preoccuparmi di niente".

Che sia una tempesta in un bicchier d'acqua architettata ad arte lo ha voluto sottolineare anche Alberto Bombassei, ex vicepresidente di Confidustria.

Un documento che, occorre precisare, non contiene nessuna messa in guardia esplicita all'Italia, ma che nondimeno elenca una serie di cautele e di misure di garanzia che gli Stati membri dovrebbero adottare nel definire le loro relazioni con la Cina. Se l'obiettivo dell'iniziativa della 'Nuova Via della seta' è equilibrare gli scambi commerciali è assolutamente condivisibile. Matteo Salvini è passato da una accettazione sic et sempliciter dell'accordo a una posizione di allarmata attenzione. "Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo".

Secondo il ministro dell'Economia, su questa intesa si starebbe facendo della confusione: "Non è un accordo, è un Memorandum of understanding si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata".

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