Libia, Serraj: "800mila migranti pronti a partire: anche terroristi"

Remigio Civitarese
Апреля 15, 2019

"Ma siamo di fronte a una guerra di aggressione che potrà diffondere il suo cancro in tutto il Mediterraneo", avverte al-Serraj. Della delegazione italiana fa parte anche Manlio di Stefano, sottosegretario agli esteri e Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria. L'incontro, recita una nota del ministero degli Esteri, ha consentito "un approfondito scambio di vedute sulle piu' recenti dinamiche della crisi libica". Una parola di chiarezza da parte del presidente americano è infatti molto attesa soprattutto da carte del Governo di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale.

"Auspichiamo un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze della Libyan National Army", l'esercito guidato da Khalifa Haftar. Non è invece ancora confermata la telefonata di Conte al presidente russo Vladimir Putin (sostenitore delle ragioni di Bengasi) che la cancelliera Merkel avrebbe sollecitato a Conte proprio per tenere conto delle posizioni delle due superpotenze Usa e Federazione russa sulle vicende libiche.

Ma la posta in gioco è molto alta - il 70 per cento del petrolio italiano arriva grazie alle concessioni dell'Eni in Libia - e, nel dibattito interno l'attenzione si catalizza sul rischio che riparta il flusso dei migranti. Ma secondo il vicepremier Di Maio "chiudere un porto è una misura occasionale, risultata efficace quando abbiamo dovuto scuotere l'Ue, ma è pur sempre occasionale". Questo è il diritto internazionale, quindi mi sembra davvero scontato. Intanto, sarebbero quasi 10.000 ad oggi gli sfollati così che, il degenerare continuo della situazione, ha indotto la comunità internazionale a chiedere una tregua umanitaria temporanea per consentire "la fornitura di servizi di emergenza e il passaggio volontario di civili, compresi quelli feriti, da aree di conflitto".

Nel frattempo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha convocato nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi un Gabinetto di crisi sulla Libia al fine di informare tutti i ministeri competenti sull'evolversi della situazione nel paese libico. La ministra Elisabetta Trenta a Radio Capital ha detto che "in caso di una nuova guerra non avremmo migranti ma rifugiati" e aggiungendo che questi "si accolgono".

Ai 6.000 profughi che ora si trovano nei centri e nelle prigioni bisogna poi aggiungere altre migliaia di persone che dal deserto erano pronte per il viaggio verso l'Europa. Chi dice che pensa al possibile attacco in Libia per risolvere il problema dei migranti sta facendo un errore enorme.

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