Guerra dei dazi, la Cina tassa i beni americani

Remigio Civitarese
Mag 16, 2019

"Io dico in modo aperto al presidente cinese e a tutti i miei molti amici in Cina che il suo Paese sarà colpito in modo molto duro se non farete un accordo, perché le società saranno costrette a lasciare la Cina per altri Paesi", la risposta piccata ed immediata di Trump, che ha aggiunto che i nuovi dazi renderebbero "troppo caro comprare in Cina".

Come se non bastasse, le aziende che producono in Cina, in mezzo a questo fuoco incrociato, stanno seriamente valutando di trasferire le proprie attività all'estero per evitare i dazi.

Il decreto di Trump arriva in un momento di alta tensione nelle relazioni fra Stati Uniti e Cina e rischia di complicare ulteriormente le trattative per un accordo commerciale. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo mese dell'anno divulgata in occasione dell'annuncio dei superdazi cinesi nei confronti di beni importati dagli Stati Uniti per un totale di 60 miliardi di dollari, tra i quali un lunga lista di alimentari e bevande compreso il vino. E anche il mercato immobiliare è stato spinto dagli acquirenti cinesi.

I nuovi dazi sulle importazioni dalla Cina faranno crescere dello 0,03 per cento l'inflazione statunitense, mentre i dazi del 25 percento sui restanti 325 miliardi di merci potrebbero farla aumentare dello 0,24 percento nel giro di un anno, secondo le stime del Citi.

"Ogni volta che s'impongono dazi le borse scendono", ha detto un analista, "Anche in Cina la borsa perde e questo dimostra che gli investitori ritengono che le tariffe siano negative per entrambi i paesi".

Infatti il leader dei democratici al Senato Chuck Schumer, uno dei principali critici dell'attuale governo, ha chiesto a Trump di "stringere la presa sulla Cina".

Il ponte del 1° maggio, poi, ha confermato il trend positivo, con oltre 4 milioni di cinesi che hanno varcato i confini nazionali.

Gli Usa potrebbero tenersi la soia, ma le esperienze passate non sono incoraggianti:le scorte statali di grano accumulate negli anni '80, quando l'amministrazione Carter decise di vietare l'export all'Unione sovietica, impiegarono quasi un decennio per smaltirsi e nel frattempo il prezzo del cereale rimase a lungo depresso. "I colloqui commerciali sono solo una parte della storia".

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