Tassi, la Fed dà una mano a Trump

Cornelia Mascio
Luglio 11, 2019

Attualmente i tassi della Federal Reserve si attestano al 2,50 per cento. A giustificazione di questa pratica, il Governatore apporta la tesi sulla tensione commerciale internazionale sempre più stringente (a cui l'america ha dato grande impulso per la sua creazione n.d.r.): tensioni che pesano sull'attività economica interna e soprattutto sulle proiezioni future, ossia gli outlook. Poco importa che l'economia sia forte. Cosi il banchiere centrale a stelle e strisce lascia la porta aperta ad una riduzione del costo del denaro, alla luce delle incertezze dovute alla disputa commerciale e alla crescita globale.

Per il momento, un taglio dei tassi dovrebbe soddisfare anche Trump, che ha esercitato una pressione intensa e costante sulla Fed per tagliare i tassi di interesse e stimolare l'economia, dopo aver criticando ripetutamente Powell su Twitter e nelle dichiarazioni pubbliche. "Quanto alle prossime mosse della Banca Centrale Usa Powell non si è comunque sbilanciato: "La Fed agirà in maniera appropriata" di fronte ad alcune inversioni di tendenza che pesano sulle prospettive Usa", ha detto.

Nella relazione è emerso un certo negativismo sugli investimenti aziendali che sarebbero rallentate notevolmente, con il rischio di un tasso d'inflazione perdurante molto basso e lontano dal target previsto come ottimale, ossia al 2%.

"Penso che forse la Fed sia troppo aggressiva".

Secondo gli analisti, se i tassi venissero tagliati dello 0,25% a luglio, un altro taglio potrebbe essere probabile a settembre.

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