Argentina, Macri sconfitto alle primarie. Avanza fronte peronista di Fernandez

Cornelia Mascio
Agosto 13, 2019

Le elezioni primarie si sono svolte ieri in Argentina e Macri ne è uscito praticamente con le ossa rotte, raggiunto e grandemente superato dal leader dell'opposizione peronista Alberto Fernandez. Con il 100% delle schede scrutinate la coalizione 'Fronte di tutti' di Fernandez e dell'ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner, che accompagna Fernandez come candidata alla vice-presideza, ha raccolto 10,6 milioni di voti (48,86%), mentre la coppia Macri-Miguel Angel Pichetto di 'Insieme per il cambiamento' ha ottenuto 7,2 milioni di voti (33,27%).

Gli analisti hanno sottolineato che se questo fosse stato il risultato ufficiale di ottobre, l'opposizione avrebbe conquistato la Casa Rosada presidenziale al primo turno, senza bisogno di ballottaggio. Spiega oggi Il Sole 24 Ore che i mercati hanno accolto l'ennesima resurrezione del peronismo mostrando evidenti segnali di preoccupazione: il peso, la moneta argentina, è scesa fino a un minimo di 65 pesos contro dollaro, un record, con una flessione drastica rispetto a quota 40 delle scorse settimane, per poi stabilizzarsi intorno a quota 55. Si tratta dei due principali (Macri-Pichetto e Fernandez- Fernandez), insieme a 'Consenso federale' di Roberto Lavagna (8,61%) e il 'Fronte di sinistra e dei lavoratori' di Nicolas del Cano (2,98%).

Macri è stato il primo ad affrontare i giornalisti dichiarando: "Riconosciamo di aver avuto una cattiva elezione", rivolgendo comunque un appello alla coalizione da lui guidata a "raddoppiare gli sforzi" per vincere la sfida elettorale di ottobre. Il presidente liberale argentino ha subito una pesante battuta d'arresto domenica contro il peronista di centrosinistra ed ex primo ministro, Alberto Fernandez. Fernandez, d'altro canto, sostiene che la sua vittoria alle primarie contribuirà a "costruire un'altra storia" e fare "una Argentina migliore". Ma le sue riforme, che pure faticano ad avere effetto, stanno lentamente mettendo il paese sulla strada giusta, e l'idea che i peronisti possano riprendere il potere ha terrorizzato i mercati. Solo la borsa dello Sri Lanka, ha scritto l'agenzia Bloomberg, ha fatto peggio nel giugno 1989 arrivando a perdere il 60%. Il "non tornare indietro" riguardava in particolare la critica ai 12 anni di governo di Néstor e Cristina Kirchner, considerati un esempio di "populismo deteriore che aveva isolato l'Argentina dal mondo libero e democratico".

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