Caso Schwazer, sulle analisi duro scontro in Tribunale: la Wada "Sono regolari"

Paola Ditto
Settembre 13, 2019

Siamo ben motivati. Abbiamo fatto un passo importante perchè vengono evidenziate delle anomalie pesanti e quindi andremo avanti fino a quando non riusciremo a provare l'assoluta innocenza di Alex, che oramai tutti hanno capito. Ci arriveremo. Non so se oggi o se ci vorranno altri mesi. Ovvero: il DNA di Schwazer contrariamente a quanto accade solitamente in natura, secondo la difesa e deducendo lo studio dei RIS, non è depletato rimanendo a concentrazioni altissime. La motivazione? Punirlo dopo le accuse lanciate da lui e dall'allenatore Sandro Donati verso il mondo dell'atletica e della gestione dei sistemi antidoping. "Il fenomeno del doping si è sviluppato e consolidato perché dall'altra parte c'era un sistema che non lo fronteggiava in maniera adeguata". Un documento che evidenzia forti anomalie nelle provette sui cui furono effettuati i controlli da cui successivamente scaturì la positività al doping di Schwazer - la seconda dopo quella riscontrata alla vigilia dei Giochi olimpici di Londra nel 2012 - che gli valsero la partecipazione alle Olimpiadi di Rio. In quel controllo Schwazer risultò positivo ai metaboliti del testosterone.

Alla fine, l'avvocato difensore di Schwazer, Gherard Brandstaetter, ha chiesto al gip Walter Pellino due cose: un supplemento di perizia, per avere maggiori dati statistici sul comportamento della concentrazione di dna nelle urine durante il congelamento, e una rogatoria estera per accertare la autenticità di un carteggio interno alla Iaaf, svelato grazie a degli hacker russi, nel quale si fa riferimento a un presunto complotto ai danni di Schwazer.

Schwazer a Pechino 2008 è oro
Schwazer a Pechino 2008 è medaglia d'oro poi l'incubo doping

Nel febbraio del 2018, dopo due anni di battaglia legale per avere la restituzione e un primo invio di un campione sbagliato, le provette sono state analizzate dai Ris di Parma. È stato scontro durissimo fra difese e periti sul tema del "degrado" del dna. Schwazer ha infine escluso un ritorno alle gare: "Non c'è più spazio per l'atleta, non è possibile allenarsi con la giusta serenità se, ad ogni controllo che fai, devi pensare a cosa potrebbe succedere con la provetta nel percorso fino al laboratorio di analisi", ha concluso l'azzurro. Il gip si è riservato di decidere. I dubbi, è da dire, sono stati molti fin dall'inizio per l'intera vicenda.

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