Tutto stoppato, niente sci fino al 5 marzo

Rodiano Bonacci
Febbraio 15, 2021

Solamente ieri, domenica 14 febbraio, è arrivata l'ordinanza del ministro Speranza che rinvia l'apertura degli impianti sciistici, prevista per oggi lunedì 15 febbraio. Il Cts aveva dato un primo via libera, sulla base di uno stringente protocollo concordato con le regioni lo scorso 3 febbraio e quindi in montagna era iniziato il conto alla rovescia, interrotto a un passo dalla fine per gli allarmi sulle mutazioni di Sars-Cov-2: "La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti ha portato all'adozione di misure analoghe in Francia e in Germania", ha sottolineato Speranza, giustificando scientificamente la sua scelta e garantendo anche l'impegno del governo a "compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori".

"L'epilogo di questa vicenda è la firma del Ministro Speranza alle 19.00 del provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del DPCM 14 gennaio 2021". Stiamo col morale sotto i piedi, continuiamo a lavorare e poi non si riapre impianti, abbiamo gettato al vento tanto lavoro, dice Dino Pignatelli, amministratore unico del Centro turistico del Gran Sasso, sodalizio pubblico controllato dal Comune dell'Aquila che gestisce la stazione di Campo Imperatore, nel versante aquilano del massiccio aquilano.

A preoccupare il Ministero, che aveva chiesto approfondimenti in merito al Comitato Tecnico Scientifico, erano stati i dati emersi negli ultimi giorni relativamente alla diffusione nel nostro Paese delle varianti virali - inglese e brasiliana su tutte - che, forti di una maggiore velocità di diffusione, preoccupano il mondo scientifico e rischiano di portare a una nuova, pericolosa impennata della curva epidemiologica.

"In questo momento le attività che comportino assembramenti non sono compatibili con il contrasto alla pandemia da Covid-19 in Italia ed gli impianti da sci rientrano in tali attività".

La polemica non è solo tra le Regioni e il ministero, ma anche all'interno dello stesso governo. Troppo dura la relazione, troppo preoccupati gli scienziati, che pure il 4 febbraio avevano espresso parere favorevole all'utilizzo degli impianti di risalita da parte degli sciatori amatoriali, secondo la proposta della Conferenza delle Regioni.

Mentre il Carroccio, con una nota dei capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari va all'attacco. Protesta la Lega, con i ministri Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia: "La montagna, finora dimenticata, merita rispetto e attenzione: che risposte si danno e in che tempi al documento predisposto dalle regioni? Al di là di Speranza, appena riconfermato ministro, è necessario una cambio di squadra a livello tecnico". Per il presidente del Veneto, Luca Zaia, "è innegabile che questo provvedimento in zona Cesarini mette in crisi tutti gli impiantisti".

"Le regioni che avrebbero riaperto oggi, Lombardia e Piemonte, hanno saputo del nuovo stop quattro ore, dico quattro ore, prima della riapertura possibile degli impianti".

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