Ex Ilva, Conte: "Se Mittal lascia, commissariamento"

Cornelia Mascio
Novembre 8, 2019

È terminato poco dopo le 21.30 il vertice a Palazzo Chigi sull'ex Ilva tra il premier Giuseppe Conte, gli enti locali e i sindacati.

Pesantissime le condizioni messe sul piatto da ArcelorMittal per non riconsegnare le chiavi dell'acciaieria di Taranto.

"Sono fiducioso, la linea del governo è che i patti vanno rispettati e che non ci sia alcuna giustificazione per sottrarsi agli impegni contrattuali". L'azienda ha anche presentato al Mise la richiesta di avvio della cessione del ramo d'azienda che coinvolgerà 12 siti per un totale di 10.777 dipendenti del perimetro aziendale oggetto di trasferimento ai commissari.

Ha spiegato il premier: "Il tema è che l'azienda ritiene che con i livelli di produzione attuali, scesi a quattromila tonnellate, gli investimenti non siano sostenibili; ritiene quindi di non poter assicurare gli attuali livelli di occupazione. Questo è un Paese di diritto, è un Paese serio".

Qualunque reazione a questa grave crisi deve partire da qui, molto oltre il perimetro del solo profitto o del pil italiano. Ci potrebbe essere il rischio di una maxi causa legale fra lo Stato e l'azienda, ma in ogni caso non sarebbe risolutiva, ormai il nodo è diventato quello degli esuberi, praticamente un dimezzamento della capacità produttiva e degli occupati: "Se non sgombrate dal tavolo questo punto non siamo disponibili a ripristinare le tutele legali", ribadisce Conte agli indiani, che però non sembrano veramente interessati a una trattativa.

"Il governo è unito e coeso", sul dossier Ilva "è scattato un allarme rosso, nessuna responsabilità sulla decisione dell'azienda può essere attribuita al governo", ha affermato Conte. "L'ho offerto ma è stato rifiutato".

Carlo Calenda, ex ministro dello sviluppo economico, in un'intervista a SkyTg24, ha detto che durante il vertice a Palazzo Chigi ArcelorMittal avrebbe chiesto la garanzia dell'immunità penale e di ridiscutere il piano industriale e: "ArcelorMittal avrebbe chiesto garanzie sullo scudo penale, atto imprescindibile, e la ridiscussione del piano industriale". In serata Fiom e Uilm hanno proclamato una nuova giornata di astensione dal lavoro per l'8 novembre con una manifestazione a Roma "per salvaguardare il futuro ambientale e occupazionale del territorio ionico" e "di fronte all'arroganza" di ArceloMittal e "ad una totale incapacità ed immobilismo della politica".

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