Quota 41 sempre più gettonata per la Riforma pensioni

Cornelia Mascio
Settembre 16, 2020

Il governo sta studiando le ipotesi per una riforma delle pensioni che eviti lo scalone di cinque anni che si verrebbe a creare tra la fine della quota 100 il 31 dicembre 2021 e il giorno successivo, quando con gli stessi requisiti si potrebbe uscire dal lavoro solamente cinque anni più tardi.

In altre parole si tratterebbe di estendere a tutti il meccanismo attualmente valido per i lavoratori precoci che all'età di 19 anni potevano contare già almeno su un anno di contributi.

Il problema principale della quota 41 riguarda i suoi costi: alcuni studi preliminari svolti prima dell'introduzione della quota 100 facevano stimare una maggiore spesa per 12 miliardi di euro sin dal primo anno, il che rende molto difficile applicare questo anticipo pensionistico. Anticipare gli anni della pensione con queste due misure però comporta l'attesa della finestra di uscita e un taglio sull'assegno.

Come funzionerà questa nuova misura?

D'altra parte, la misura leghista è stata un fallimento anche sul fronte interno: secondo un'analisi pubblicata un mese fa sul Sole 24 Ore, a giugno le richieste di uscita con Quota 100 sono state 47.810, ossia nemmeno un terzo di quelle arrivate all'Inps nello stesso mese del 2019.

Riforma Pensioni: Quota 100 in soffitta a fine 2021. Sui lavori gravosi chiederemo anche la riduzione da 36 a 30 anni minimi di contributi in modo da far rientrare molte categorie caratterizzate dal lavoro discontinuo, come gli edili. Altro tema caro ai sindacati quello del sostegno ai giovani con la creazione di una pensione di garanzia in grado di contrastare salari bassi, carriere discontinue e disoccupazione: un mix di elementi che, proiettati negli anni a venire, renderanno le pensioni sempre più misere. A coloro la cui prestazione si calcola col sistema interamente contributivo, è richiesto anche di soddisfare un importo minimo del trattamento, almeno pari a 1,5 volte l'assegno sociale. Rispetto alla quota 100 la differenza sarebbe nell'età anagrafica (si passerebbe da un minimo di 62 a un minimo di 64 anni) senza modificare il paletto dei contributi versati, rimanendo sempre il criterio dei 38 anni.

L'età pensionabile, quella per l'accesso alla pensione di vecchiaia, è fissata dal 1° gennaio 2019 a 67 anni, un aumento dovuto all'adeguamento con le aspettative di vita. Esiste, infatti, un'opzione contributiva della pensione di vecchiaia che permette ai lavoratori di essere collocati in quiescenza anche con pochi (5 per l'esattezza) anni di contributi.

Come dicevamo precedentemente, è stata la legge Fornero a inasprire in generale i requisiti di accesso fissandoli immediatamente a 66 anni per gli uomini, sia lavoratori dipendenti che per lavoratori autonomi, ed a 62 anni per le donne (per le autonome o parasubordinate a 63 anni e 6 mesi e per le lavoratrici statali 66 anni).

Di tutte queste proposte, governo e sindacati discuteranno nell'incontro in programma mercoledì 16 settembre.

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